12/04/2011

I Tatabox sono una neonata formazione bergamasca che cerca di muovere i primi passi verso un mondo di industrial e pop elettronico. Nel loro primo disco autoprodotto, nonostante la scarna produzione, sono riusciti a costruire con eleganza un mondo torbo e sonnolento, algido, che ricorda una versione più fredda e pacata degli Stereolab.

Una voce femminile alla Blonde Redhead si stende leggiadra su brani di oscure elettroniche che passano dal placido al brusco con dirompenti chitarre distorte, come in "Ottobre" e "A New Sunrise"; ma in generale domina un senso di torpore che diventa il tratto peculiare dei Tatabox, come nell'ipnotica ninna nanna "Pioggia". Nel disco trovano spazio anche pezzi più agitati come "Sartori" e "Titania", dagli umori new wave, mentre altre canzoni, sfortunatamente, invogliano a premere stop e gettare il disco dalla finestra, per via di lunghezze debordanti e noiose, estenuanti ripetizioni, come l'eucaristica "Cindy" o la finale "Another Sun".

In definitiva, quello dei Tatabox è un esordio senza infamia e senza gloria, forse perché molto prematuro, ma con le carte in regola per diventare qualcosa di significativo.

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