Figli di Madre Ignota Combat Disco Casbah 2010 - Patchanka

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Personalmente ho una sorta di predisposizione genetica al rifiuto di qualsiasi chitarra allegra in levare, degli arrangiamenti pieni di assembramenti di fiati, delle orchestrazioni da piazza del popolo e di tutta la musica etnica festaiola, gitana, balcanica e assimilata, compresa tutta l'ondata di sbiaditi derivati patchanka diffusasi dai novanta ad oggi. Avere sani e innocui pregiudizi nei propri ascolti musicali è probabilmente un fatto inevitabile e con questi presupposti ero già pronto allo scetticismo per il nuovo lavoro dei Figli di Madre Ignota. La realtà è stata ben diversa, perché "Combat Disco Casbah" ha raggirato e disattivato i miei pregiudizi, lasciando spazio ad allegria, entusiasmo e molti applausi.

Giocando ad inventare slogan pubblicitari, questa è Musica ibrida ubriaca per feste da ballo in assetto da combattimento. Ibrida perché l'approccio stilistico è quello della patchanka, intesa come miscuglio non solo di generi musicali, ma anche di suggestioni culturali, geografiche e linguistiche. L'amore folle per la musica balcanica, codificato attraverso la tradizione popolare italiana. Il furore del punk e dello ska che si materializza in disco-polke funamboliche. Le acrobazie di Buscaglione e le giostre swing di Carosone, sviluppate in chiave klezmer. Mano Negra e Les Negresses Vertes come santino portafortuna, Goran Bregovic e Vinicio Capossela sempre siano lodati ed i Gogol Bordello compagni di attitudine. La spaghetti-music d'autore italiana che si prende una sbornia colossale di patchanka, caracollando tra danze alcoliche, groove paraculi, orge di fiati e schizofrenie acrobatiche di chitarre, con la maestria vocale di quel Massimo Marini che tanti anni fa era al basso dei Six Minute War Madness e che oggi si ritrova frontman dal potenziale carisma internazionale. Si, perché i Figli di Madre Ignota sono una band di cui cominciare ad essere fieri anche all'estero, basti considerare la quantità di palchi che stanno calcando in tutta Europa e le migliaia di persone che hanno ammucchiato e fatto ballare, pogare e sudare nelle loro scorribande dal vivo, forti anche di quel piglio istrionico ed un po' combat che guarda con ammirazione ai Clash.

Le tredici canzoni di "Combat Disco Casbah" costruiscono un corpo compatto, sviluppandosi tra caciara compulsiva, festosa goliardia, qualche romanticheria ed un pizzico di impegno socio-politico. Il disco pecca forse del troppo amore per la musica balcanica che talvolta li fa naufragare in qualche fastidioso stereotipo, applicando modelli abusati e soluzioni prevedibili, ma nei momenti in cui liberano in pieno la loro personalità, i Figli di Madre Ignota raggiungono momenti spettacolari che valgono il prezzo del biglietto, elevandoli al livello dei migliori interpreti contemporanei del genere. Aggiungiamo una produzione impeccabile, con le manopole del mixer comandate da Tamir Muskat dei Balkan Beat Box e con la prestigiosa produzione artistica firmata da Tod Ashley, compagno di scuola di Jon Spencer e passato alla storia della musica per aver fondato Cop Shoot Cop e Firewater. Scusate se è poco.

Se amate la patchanka, la musica balcanica e le contaminazioni etno-pop-rock, avete perso fin troppo tempo a leggere questa recensione, andate subito a procurarvi questo disco. Se invece, come me, non avete particolari entusiasmi, forse i Figli di Madre Ignota sono un buon modo per scoprire qualche nuova soddisfazione. E, in ogni caso, "Combat Disco Casbah" è davvero un bel disco.

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La recensione Combat Disco Casbah di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2010-07-19 00:00:00

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