27/06/2010

Quando dal canestro di Rockit mi son visto spuntare un guanto da cucina - motivo artistico tra i più ignoranti - ho subito pensato che qualcosa, o qualcuno, in redazione, non doveva aver funzionato per il verso giusto. E invece ecco spuntar fuori dalla conturbante custodia del guanto, Johnny e Mongo, con il loro strampalato manifesto, esibito in due cd (uno è un video, semplicemente incredibile, tra le magie del folletto cretino e lo sgangherato live), summa o trito culinario di musica italica - tra cabaret e vaudeville sgarrupato - degno della peggiore bettola.

Certo c'è l'a cappella di "Sangue di chi ti è morto", ma anche il calembour cafone di "Marina Rei", tra hip hop e delirio; qualche versetto megafonato, stile anni 30, sussiegoso e sardonico in "Vive La France". Il pop venato di malinconia velenosa in "Marco". E insomma, e c'è il fantasma di Dente, e c'è lo spettro di Bugo, Skiantos e piccoli spunti di avanspettacolo. Praticamente tuttto il peggio e il meglio dell'Italietta.

Musica, non saprei. Simpatia cialtrona, di certo, a go go. Istrioni in ascesa? Forse, si. Con due granitiche nonchè agrodolci certezze: la prima, non si sa mai cosa può saltar fuori da una busta di Rockit; la seconda, avevo giusto bisogno di un guanto da forno.

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