23/08/2001

Si dimena come un corpo in preda al panico questo controverso lavoro degli Splatterpink chiamato #3.

Nove tracce che schizzano come scheggie impazzite, contorcendosi in un vigoroso impasto di free jazz, noise e funk, manipolate da un'indole assolutamente instabile.

Attraversare in un sol colpo il muro di suoni contenuti in questo digipack é un'impresa che mette a dura prova la resistenza emotiva di tutti coloro capaci di far proprie le ossessionanti vampate di angoscia provenienti dalle casse. Intrecci strumentali che non permettono distrazioni, storpiando senza esitazioni la melodia e il ritmo, costretti spesso a piegarsi di fronte a trovate bizzarre e imprevedibili.

Gli Splatterpink dimostrano una vena compositiva fluida e stimolante, capace di abili sovrapposizioni tra fragorose ritmiche noise e virtuosi fiati jazz, producendo un suono ruvido e sincopato ma dalle movenze raffinate.

La voce arranca nervosa, recitando brutalmente e con fare confuso, celando testi profondi e malati, spesso stracolmi di spleen. Vale la pena citare per intero le liriche di Spesso sogno il mare:
"Filari squassati di vento, aereoporti annegati. Polvere. Il tempo stremato. Qualcosa, qualcuno, cercare. Spesso io... Tempesta imminente sul frutteto crepuscolare. Mare rallentato nel grigio. Metropolitana in povere e vetro. Spesso io.. Facce gonfie in gomma ed appese, Nessuno nel viola, io corro. Vento sulle onde di una Disneyland morta ed immobile. Spesso io..."
Probabilmente é ben difficile trovare qualcuno a cui consigliare l'ascolto di un CD che a tratti é quasi impossibile da digerire, ma voglio correre il rischio e invitare quei pochi che han capito di cosa sto parlando, a dare fiducia al calore, al coraggio e al talento degli Splatterpink, gruppo che solo in un'altra dimensione potrebbe vedere le luci della ribalta, ma che in questa merita grande rispetto.

Commenti (1)

  • VentolinBoy 01/02/2007 ore 12:11 @ventolinboy

    Una bomba al vetriolo!

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