Lele Battista Nuove esperienze sul vuoto 2010 - Pop, New-Wave, Acustico

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È uno degli artisti da cui decide di ripartire la Mescal di Valerio Soave, Lele Battista. Che ricambia sfornando il suo album forse più maturo e compiuto finora, che si pone, ancora più con forza che nel passato, sulla scia di quella new wave "filosofica" che è stata il pane di artisti anch'essi lombardi, guarda caso, come Garbo e Giancarlo Onorato. Un paio di titoli schopenhaueriani come "L'arte di annoiarsi" e "L'arte di essere felici" non devono però trarre in inganno: qui non c'è filosofia spicciola e atea che disserta sul comportamento umano, ma il racconto del proprio rapporto con Dio, che nasce dall'esperienza del vuoto che è la vita quotidiana. Domeniche perse in ingorghi cittadini, il problema del proprio rapporto col sesso (tema che avvicina Battista a uno dei suoi grandi amori, Battiato), visto come dimensione che allontana dal divino, preghiere travestite da canzoni d'amore ("Il nido"), la noia che nasce dall'iperattività, le convenzioni sociali che distruggono la naturale innocenza degli esseri umani e portano all'Inferno, il valore della meditazione, la difficoltà del cristiano nel rapportarsi con un material world che lo contamina e con cui deve scendere a compromessi, il sentirsi imperfetti: ecco i temi del disco. Non casuali appaiono quindi le collaborazioni con i padovani Versus di Megahertz, che vivono nella stessa dimensione di fede, anche se questo è un tema che non è ancora affiorato nella loro produzione, e con il milanese Mauro Ermanno Giovanardi dei La Crus. Quasi la personale "Imitazione di Cristo" di Lele Battista, "Nuove esperienze sul vuoto" è un disco ambizioso, impegnativo e serio, costruito su un sound morbido e raffinato che non conosce molti sussulti, in cui i vari strumenti affiorano come stille luminose su un tappeto (da preghiera?) fatto di tastiere, il cui senso si può forse capire accostandolo per analogia al fondo oro dei dipinti medievali. Non per tutti.

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La recensione Nuove esperienze sul vuoto di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2011-02-23 00:00:00

COMMENTI (9)

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  • picpus 10 anni Rispondi

    concordo!


  • tubinga 10 anni Rispondi

    Lele come sempre unico.

  • tubinga 10 anni Rispondi

    :) vero. splendido.

  • kokkobil3 10 anni Rispondi

    Gran Bel Disco!:)

  • giovannimarton 10 anni Rispondi

    In realtà, io la dimensione "religiosa" l'avevo colta ancora di più sul disco "le ombre". Però non mi pare chissà quale scoperta, l'approccio romatico alla vita. In quest'ultimo lavoro l'aspetto contenutistico risulta più sfaccettato dal punto di vista filosofico, ma se vogliamo tirare le somme del pensiero di Lele da La sintesi passando in maniera significativa per Le ombre, risulta evidente che abbiamo a che fare con un romantico, che nelle esperienze della sua band pare abbia quasi una deriva decadente, mentre nei lavori solisti mi sembra più un romanticismo da primo periodo, perchè si coglie la pienezza, proprio la pienezza dello spirito è quello che il disco Le ombre abbia una velata serenità (come è appunto scritto nell'altra recensione). Io ho sempre apprezzato molto il fatto che alcune canzoni avessero un chè di "preghiera", è coerente con l'idea della donna che eleva a Dio, e anche porre i propri occhi sulla cima più alta di questa megalopoli è un invito ad alzare gli occhi verso, Dio o l'Essere o la Verità soggettiva per ogniuno di noi. Il fatto che alcune canzioni sembrino "cristiane" non significa che siano scritte da un devoto fedele, ma sono necessarie implicazioni (come il vedere oltre ciò che ci circonda cercando delle ombre) di chi è romantico, e per questo ho sempre amato la sua musica.

    P.S.

    non dimentichiamoci questo:

    http://www.youtube.com/watch?v=8TyRHj4Ag34

    certo il suo approccio filosofico è diverso, ma l'ha definita "una canzone d'amore che guarda in alto".

  • disallineato 10 anni Rispondi

    In effetti questa dimensione religiosa (in senso stretto) non l'avevo colta neanch'io, anche perchè scrivi interpretando molto bene anche la mia personale ottica di fronte alla vita ed alle cose....comunque complimenti per il disco che è bellissimo, ricercato, e "troppo" intelligente per la media del pop-rock d'autore italiano.

    n.b.: lo so che "pop" è molto riduttivo per descrivere quello che fai, ma se in Italia ci fosse una migliore cultura musicale penso potresti gareggiare con i "migliori" esponenti del genere (sto parlando solamente di vendite e riscontro commerciale ovviamente;-) )...



  • karuso 10 anni Rispondi

    :)

  • xcassandraxgeminix 10 anni Rispondi

    finalmente. 'il nido' è indescrivibile.

  • lelebattista 10 anni Rispondi

    intanto grazie per la recensione! ognuno in un disco ci sente quello che "crede"... ma quì c'è troppa puzza di Dio...:[