15/10/2010

Le pennellate rosso sangue dell'artwork di "Zorn" provocano una connessione diretta con i mille pezzi della testa di Kurt Cobain, dopo il colpo di fucile. Il grigio del cervello è tutto nella scritta Eva's Milk e pare di essere all'interno di "Una stagione all'inferno" di Rimbaud: "una sera ho fatto sedere la Bellezza sulle mie ginocchia. – E l'ho trovata amara. – E l'ho insultata". Andrea è un maledetto dei giorni nostri attraversato da urla ebbre di disperazione e inquietudine asciutta e tagliente, l'ha capito anche l'etichetta tedesca Fuego Records che ha prodotto i ragazzi di Novara. Dieci tracce con un cielo fosco sulle spalle e una testa colma dell'ansia di vivere, feroce quando sorretta da chitarre e ritmica targate Seattle. Nel gioco delle associazioni primeggiano i Verdena ma gli Eva's Milk sono meno criptici, perché più diretti nei testi, densi di quotidiano precario. In "Soldati dell'aura gioventù" il trio ci trascina verso tentativi di sommossa: "carica le armi fottuta gioventù, hai il mondo dentro agli occhi… riprenditi quegli occhi e distruggi la tv". In "E' meglio essere illucidi" si superano, sono invadenti perché ipnotici, grazie a quel riff di chitarra pronto a schiaffeggiare la stronza di turno che li ha trattati male. "Zorn", in chiusura, è probabilmente il manifesto della band: "tutti persi in quest'Eden, io credevo mi spettasse un cielo". Gli Eva's Milk "giocano dei bei tiri alla follia", Arthur docet.

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