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RECENSIONE
22/11/2010

"La Macarena Su Roma" è un disco importante. Non perché racconta la tragedia politica del nostro paese, ma perché rappresenta benissimo il Tutto Quello Che Sei In Ogni Cosa Che Fai. Non parlo solo di onestà, Iosonouncane riesce benissimo a tradurre sé stesso nelle sue canzoni: l'odio, il voler essere a tutti costi urticante. E poi, sì, è anche onestà, in fondo è come se scoperchiasse la calotta cranica e facesse un inchino per mettere in bella vista quello che c'è dentro: ci vedi le contraddizioni, le paure, cosa gli dà più sui nervi. Va oltre le didascalie a piè pagina (lui mangia gli argomenti, li deglutisce, e si tira fuori dal sedere un altro di tipo di racconto, dai contorni doppi o tripli, con riferimenti personali molto toccanti ma non solo) canta in maniera particolare (pescando melodie anni 60 e mischiandole ad un certo linguaggio corrosivo, come se Antonio Rezza facesse il verso a Edoardo Vianello e al suo mare che è una tavola blu) scrive bene (davvero, leggete come incastra le parole, che ritmo riesce a imporre ai versi, che metafore inventa, come fa diventare La libertà è partecipazione di Gaber un inno al televoto) gioca con un'elettronica povera e frastagliata che si impasta a dovere con la voce urlata (prendete il paragone con le dovute distanze ma per me è il Jamie Stewart italiano). Ha cinque ottimi, stupendi, episodi: "Il corpo del reato", "Torino pausa pranzo", "Il ciccione", "La Macarena su Roma", "Giugno".

Apro una parentesi: un settembre di due anni fa Abdul Salam Guibre viene ucciso a sprangate da Fausto Cristofoli (51 anni) e suo figlio Daniele (31 anni) perché ha rubato un pacco di biscotti dal loro camion. Nei giorni seguenti vengono segnalati un altro paio di casi simili e per un mese Milano è la città più razzista d'Italia. Si alzano grosse discussioni, gente indignata si sfoga nelle trasmissioni d'opinione. Passa un mese e nessuno se ne ricorda più. Milano torna una città normale. Ecco, io questa malattia proprio non la capisco: questa necessità di lapidare qualcuno, sempre e comunque, di solito accompagnato da una mono-tifoseria (ogni tanto ce ne sono due, ma sono poche volte). E sapete cosa? Non è un comportamento ecologico, perché se si concentra l'attenzione su un unico grande argomento poi ce ne saranno altri che non ne avranno o ne avranno pochissima. In più credo che i polveroni mediatici siano montati apposta per non far passare altre notizie più importanti, ma io sono un dietrologo da ricovero. Parentesi chiusa.

Immagino che il suo obiettivo sia quello di partire da un argomento di cronaca per poi arrivare ad un significato diverso. I surrealisti conoscevano bene la realtà – probabilmente meglio di altri – ma trovano una via diversa per spiegarla. Iosonouncane fa lo stesso. Solo così posso interpretare i bagnanti cinici che commentano lo sbarco degli immigrati in "Summer on a spiaggia affollata", come se fossero un pubblico dei talk show, o quelli che si raccolgono dietro a un giornalista quando fa un collegamento esterno. Immagino che Iosonouncane voglia esprimere un malessere diverso, più profondo. Che è poi, immagino, sia il senso di colpa che proviamo quando leggiamo di episodi del genere e ce ne restiamo in poltrona. E lo dico in buona fede. Perché a volte le urla sembrano uno sfogo e basta. E tolta la poesia, le belle melodie, l'onestà personale, resta solo un grumo concentrato di sdegno. Nero e senza scampo. E lo sdegno oggi è uno dei sentimenti più facili, si sdegnato tutti davanti a tutto, è inflazionato e non vale più un cazzo. In parte c'entra con quanto scritto nella parentesi. C'è il rischio che Iosonouncane sia preso come l'anternativa alla satira che vogliamo vada presto in soffitta, alla Dandini per intenderci. La nuova sinistra. Un neorealismo che serva finalmente a smuovere gli animi. Sono mode: come il l'amore per la politica al liceo, la dialettica a trent'anni, il pessimismo a cinquanta. E non è giusto che Iosonouncane diventi solo una passione passeggera. Non è un leader di partito, è un cantautore. Di quelli bravi. Anche se a volte è presuntuoso, egocentrico tanto da arrogarsi il diritto di mettere parole sue in bocca a Gramsci, che sembra che i lavori degradanti li ha fatti solo lui.

In più c'è un aspetto che avevo già criticato quando ho recensito il demo: la sua diffidenza verso i produttori. Vuole fare tutto lui. Con il rischio – a mio avviso è quello più pericoloso – di perdere di vista chi lo sta ascoltando in quel momento. Inserire campioni di reperti archeologici della TV come "Non è la rai" o "Ok il prezzo è giusto" saranno capiti da pochi, e del tutto ignorati da chi oggi ha diciotto anni o meno ancora. E' una sorta di autismo, immagino se ne renda conto. Però ha un talento unico: quando descrive il telespettatore che guarda le gare col toro meccanico, te lo vedi proprio, cesellato nei minimi particolari. Perchè La verità sta nei dettagli, dice Iosonouncane. Io non posso che cospargermi il capo di cenere se in passato ho dubitato di lui. Una cosa è chiara, per una volta posso scrivere serenamente che: è giovane, è il suo primo disco, ha le capacità per sbaragliare chiunque. Le cose negative ve le ho ampiamente elencate. Per il resto c'è solo da sperare che riceva il fulgido futuro che si merita.

Tracklist

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Commenti (53)
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  • babalot 24/03/2011 ore 14:18

    lo ascolto adesso con grande ritardo perché me l'hanno consigliato, e hanno fatto bene. bello, ammazza.

    > rispondi a @babalot
  • Olden 25/07/2011 ore 16:23

    A tratti davvero geniale, nel "Sesto stato " ci sono dei passaggi troppo fighi!
    Sicuramente non di facilissimo ascolto e non per tutti...ma e' forse proprio questa l'intenzione, immagino.
    Bravobravobravo.

    > rispondi a @olden78
  • Elio Petri 17/11/2011 ore 15:09

    Animal Collective

    > rispondi a @eliopetri
  • Francesco Proietti 6 mesi fa

    sono passati 10 anni, posso dire che per me è uno dei dischi pià importanti della musica italiana

    > rispondi a @francesco_proietti
  • Claudio Digiacomo 3 mesi fa

    Quanto vi siete impegnati a svilire il più grande disco degli ultimi 20anni (e forse non solo in italia) per evitare di lasciargli la forte, fortissima, connotazione politica, che comunque ha (e non parlo di banalità da destre populiste e sinistre borghesucce ma qualcosa di molto più profondo e permanente). E chi scrive animal collettive dico "te li meriti gli animal collective, ve li meritate gli animal collective".

    > rispondi a @mr_gonzo
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