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RECENSIONE
26/10/2010

Potremmo definire i Puppagiallo come una sorta di supergruppo in levare della Serenissima, e visto che fin dagli albori Venezia viene considerata una delle capitali del reggae nostrano non stupisce affatto che questo "Crossroad" sia un disco con i cosiddetti controcazzi, suonato da musicisti tutt'altro che improvvisati e cantato da una delle voci più belle del panorama reggae italiano: Gianlorenzo Scarpa a.k.a. Giallo, o Gialloman, o Papa Giallo, o Puppa Jahllo... Insomma, avete capito.

Mi è capitato di vederli suonare dal vivo, un annetto fa, e sono uno di quei gruppi che fanno stare bene, che sprigionano positività in maniera quasi automatica, senza pose o ammiccamenti. Dietro a Giallo (che suona anche chitarra e tastiere) ci sono quattro strumentisti di valore che spaziano in tranquillità su tutto il range della black music, esplorando con mestiere territori talvolta poco battuti. Il suono è caldo, ma pervaso da una certa tensione, e particolarmente interessante è il lavoro di produzione e post-produzione. L'unico difetto del disco risiede nell'eccessiva lunghezza, dieci tracce sarebbero state più che sufficienti, dal momento che le canzoni sono pregne di dettagli e quindi un tantino impegnative. Dentro c'è della roba bella sostanziosa: "Promises", tutta tesa su un riff di archi sintetizzati, "Shake your thing", con la fisarmonica del jazzista Walter Lucherini, "Nuovo Giorno", molto solare, più un'altra manciata di brani belli gonfi.

Se vi capita di andare a Venezia cercate di intercettare un loro concerto, o quantomeno reperite il loro disco. Il reggae lagunare continua ad essere una certezza tanto quanto "'O sole mio" cantato in gondoleta, quindi, mentre evitate un piccione inferocito, segnatevi il nome Puppagiallo sul taccuino, sono certo che non ve ne pentirete.

Tracklist

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Commenti (1)
  • Cristiano Pastrello 22/02/2013 ore 12:00

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