08/11/2010

Certe tensioni si risolvono soltanto piegando la testa a tempo e continuando a fissare un monitor che riproduce sagome in continuo movimento tra giochi di colore e totale assenza di luce, contrazioni nervose che sottendono abilità in evoluzione, la quiete in potenza che può trovarsi solo dopo rabbiose peregrinazioni.

E' inutile pensare a punti di riferimento quando il senso più immediato che si percepisce è una dolcissima iconoclastia, un amore corrotto, una lunga storia che finisce per andare avanti, per andare meglio. E in un ambiente piccolo e circoscritto si diffonde con la musica un umore, e uno stile talmente scabro e sostanziale da spiazzare chi ascolta, perché questo disco è un adorabile pugno nello stomaco, un crudele incanto, è inquietudine estatica che gira e gira fino a confonderti. Un po' come quel tipo di donna forse non bella che però non smetti di guardare, questo lavoro affascina sin dalle prime note con un approccio roccioso e fumante, coinvolge in pieno e funziona, perché un campionatore innaffiato di basso e forza primordiale può generare lo stato di grazia post punk e questo accade in "SSA", con una semplicità quasi inattesa, con pochi tratti incisivi e asciutti, nulla di superfluo,basic nella struttura e tanto più essenziale nel modo.

Ciascun brano è in grado di creare figure geometricamente perfette, colme di spigoli e attriti continui, con una sezione ritmica che irrigidisce la schiena e sposta il baricentro del corpo, muscoli sotto pressione, dita contratte, e oltre i vetri non può che piovere. Nell'ambiente in accesi toni di grigio troviamo la cattiveria pulita dei Cure di "Killing an arab" ("Rats") e il fardello di aspre solitudini di "A means to an end" dei Joy Division ("I'm wired"), la gola evocativa degli Altro ("M.I.A.") e un'assoluta visione manichea che porta tutto al bianco e nero, a una sorta di resa dei conti che pare infinita  e produce ansia e attenzione. La linea evidente che riconduce agli anni ottanta è netta e ben disegnata e dà ossigeno a certa memoria senza tornare indietro, necessaria per abbracciare una tendenza e rimodellarla con passione, una passione che viene continuamente fuori ascoltando i Dance for Burgess, una vena comunicativa che non smette mai di tenerti in contatto col suono, e il post punk non resta una casella dove inserire un nome, ma si fa nero a volte, si fa new wave e persino ballabile ("Toyshop"), spingendo il basso padrone della scena a mutamenti che lo rendono ruvido e poroso e acciaio, con voci effettate e contratte che si muovono in direzioni più violente e sostenute. L'istinto primario è quello di mettere un paio di vecchie scarpe, tirare su il cappuccio e muoversi lentamente nei viali spogli dell'autunno inoltrato, assaporando i contrasti fatti di rami e foglie e ripensamenti, senza trovare una risposta esatta ma con milioni di stimoli lungo la colonna.

Nella scena post punk / new wave italiana che si va delineando con precisione negli ultimi anni i Dance for Burgess occupano un posto centrale e lucido, conquistato con un lavoro di grande seduzione, ossuto e gelido, da ascoltare ancora e ancora mentre dentro e fuori piovono cristalli di ghiaccio, tra i fraintendimenti di un amore corrotto, e una lunga storia che finisce per ricominciare nel freddo. 

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La recensione Dance for burgess - Recensione - SSA di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 22/07/2019

Commenti (34)

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  • Davide Caucci 18/11/2010 ore 18:24 @davidem

    The Burgess, sono i borghesi, o ancora meglio.
    I più puliti tra i borghesi, quelli scelti per rappresentare la categoria in the English House of Commons.
    mica cazzi.
    Li sappiamo perfetti, puritani, fazzoletti bianchi e thè delle 17. che siano le 17. Sappiamo che non si mischiano con la plebaglia, che portano i figli in altre scuole, che la sera escono e sfecciano, magari, tra l'asfalto e i pargoli(cit.).
    Sappiamo inoltre che dobbiamo a loro, gli illuminati(the intellectuals,le parole hanno un senso), gran parte del progresso e della produzione e conservazione della cultura nel nostro secolo e nel secolo dei nostri nonni.
    Solo una cosa non sappiamo. Non conosciamo e non potremo mai conoscere la loro DANZA. Nessuno li ha mai visti ballare in pubblico, scomporsi. Nessuno, neanche le loro madri, le loro mogli figuriamoci poi..cagne..
    nessuno li ha mai visti e nessuno potrà mai definire cosa sia la danza per loro.
    che cazzo sono i Dance For Burgess?
    Quell'isterica della tua vicina sta ancora una volta litigando con il marito che ha lavorato tutto il giorno poverino.
    Peter Hook con una maglietta della Nike.
    La luce che gioca a fare il buio solo per fare un dispetto al fratello.
    Non siamo qui per dare una definizione, non si può definire una suggestione, significherebbe solo limitarla.
    La mente umana è troppo piccola per descrivere la complessità, allora semplifica
    ma noi ringraziando il cielo non siamo umani.
    noi siamo cani.
    cani del cazzo.

  • Davide Caucci 18/11/2010 ore 18:24 @davidem

    The Burgess, sono i borghesi, o ancora meglio.
    I più puliti tra i borghesi, quelli scelti per rappresentare la categoria in the English House of Commons.
    mica cazzi.
    Li sappiamo perfetti, puritani, fazzoletti bianchi e thè delle 17. che siano le 17. Sappiamo che non si mischiano con la plebaglia, che portano i figli in altre scuole, che la sera escono e sfecciano, magari, tra l'asfalto e i pargoli(cit.).
    Sappiamo inoltre che dobbiamo a loro, gli illuminati(the intellectuals,le parole hanno un senso), gran parte del progresso e della produzione e conservazione della cultura nel nostro secolo e nel secolo dei nostri nonni.
    Solo una cosa non sappiamo. Non conosciamo e non potremo mai conoscere la loro DANZA. Nessuno li ha mai visti ballare in pubblico, scomporsi. Nessuno, neanche le loro madri, le loro mogli figuriamoci poi..cagne..
    nessuno li ha mai visti e nessuno potrà mai definire cosa sia la danza per loro.
    che cazzo sono i Dance For Burgess?
    Quell'isterica della tua vicina sta ancora una volta litigando con il marito che ha lavorato tutto il giorno poverino.
    Peter Hook con una maglietta della Nike.
    La luce che gioca a fare il buio solo per fare un dispetto al fratello.
    Non siamo qui per dare una definizione, non si può definire una suggestione, significherebbe solo limitarla.
    La mente umana è troppo piccola per descrivere la complessità, allora semplifica
    ma noi ringraziando il cielo non siamo umani.
    noi siamo cani.
    cani del cazzo.

  • Lago Nell' Avena 19/11/2010 ore 17:29 @lagonellavena

    abbaia quindi che fai più bella figura

    raramente ho letto qualcosa di così inutile e da rockstarannoiatadelcazzo

  • Bageisha 21/11/2010 ore 12:41 @bageisha

    Si e spesso si tratta di gruppi abbastanza famosi il cui disco si può facilmente reperire legalmente e/o illegalmente
    per quanto riguarda le recensione può anche starmi bene che il gruppo la richieda ma spesso servono solo a peggiorare la situazione

  • The Bugz 29/11/2010 ore 15:01 @thebugz

    bravibenebravibene!

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