24/01/2011

Come in una fascinosa opera in più atti, strutturata per evolversi e mutare in un semplice librarsi d'ali, in un cambio repentino di prospettiva, in un'infinita battaglia tra avantgarde e rimandi al passato, i Murder elaborano con gusto sofisticato e abile metro una sperimentazione sonora interessante e che subito cattura. Sono soltanto in due, eppure i brani si sviluppano in altezza e volume quasi fossero il frutto di una band numerosa, e le influenze si intersecano mentre pensiamo a PJ Harvey, all'uso di corali gotiche caro ai Dead Can Dance, ai suoni ossei e alle corde di chitarra come unghie tese sulla schiena, e intanto scorrono le parole, recitate, sussurrate, leccate o ancora enfatiche e ripetute e sensuali. L'incedere scuro e metallico di "Wear and tear" si alterna alla poesia da neve delineata con misurati tratti di "Pigs!", come pure in "Murder in a swimming pool" dove però conquista in poche note una languida atmosfera da nightclub fumoso, e tutto si muove in una comune matrice nera, umorale, quasi fosse un percorso svolto in una lunga notte, crepuscolare e sottile e magico fino all'alba che comunque non porta nulla di nuovo, se non un'altra attesa per immergersi nel buio. "Tu m'uccidi" rivela, ascolto dopo ascolto, una profondità e un abbraccio onirico che conquista e dà assuefazione, una tensione ipnotica che incarna il senso della parola 'sperimentale', offrendo molteplici spunti per affrontare un'altra lunga, lunghissima notte.

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La recensione Murder - Recensione - Tu m'uccidi. di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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