12/10/2010

Diamo al Dogo quel che è del Dogo. Le chiacchiere stanno a zero, tipo dire che non sono più quelli di "Mi Fist" o che sono diventati commerciali. I Club Dogo, da sempre, fanno rap con la R maiuscola, pieno di orgoglio, rabbia e con una profonda conoscenza della materia trattata. E son pure riusciti a tirarci fuori un contratto con una major e una solida fan base. Tanto di cappello. Chi dice che nei testi parlano solo di roba da tabbozzi e cocaina, probabilmente non ha mai frequentato una piazza, non si rende conto dei tempi in cui vive o non ha mai ascoltato in fondo un disco dei Dogo. I Club Dogo erano l'urlo di Milano. Con sudore e attitudine sono diventati l'urlo d'Italia. Imballano locali, fanno parlare di loro e attirano l'invidia di centinaia di rapper che vorrebbero avere la metà del loro successo o del loro stile. Sì perché, ammettiamolo una volta per tutte, i Club Dogo sono fottutamente bravi. I beat di DonJoe sono sempre potenti e freschi, e le penne di Jake e Guè sono decisamente sopra la media, dotate di un'incontestabile capacità di descrivere la realtà in maniera cruda, diretta e con rime perfette. Ecco, questo giusto per essere chiari.

E ora arrivano i "però". Del tipo che i Dogo spaccheranno anche però, con il nuovo "Che Bello Essere Noi", si sono un po' seduti. Dal titolo si evince la volontà di sbattersene delle critiche, continuare sulla stessa strada e continuare a dimostrare di meritarsi il trono. La posizione assunta è: "Voi Non Siete Come Noi". E fin qui non ci piove. "Parlano persone piccole, sembra che aprono la bocca e hanno fame perché mangiano le briciole". Ok, tutto vero. Ma se da un lato affermano di essere superiori alle critiche, o di continuare a fare il loro senza scendere a compromessi, dall'altro sembrano, con questo album, voler cercare di accontentare un po' tutti. Ce n'è "Per la Gente", e c'è davvero tanta roba, da muovere la testa sul beat fino a rompersi il collo sul serio. Ce n'è per chi dice che i Dogo non hanno contenuti, e "La Notte Prima degli Esami" è un inno al sesso con il cappuccio. L'effetto è tipo il finale del video di "Muoviti Muoviti" di Jovanotti, per intenderci. Ce n'è per il mondo della dance, che ormai ha risucchiato tutto. "Il dj pompa e non c'è niente da capire, sai che sbatti per me scrivere 'ste rime?!?" È sbatti sì, ma sinceramente speriamo che i Dogo continuino a mantenere la voglia di farlo e non comincino a sentirsi affaticati. E ce n'è anche per la Nike, che si trova omaggiata di "Nuove Nike", interamente dedicata alle sneaker col baffo. La prima domanda che passa per la testa dopo averla ascoltata è: Ma era proprio necessario?

Tanta l'autocelebrazione, dal singolo "Spacco Tutto" a "JCVD" e "Ciao Proprio" con Marracash. E ci starebbe tutta se fosse alternata a più tracce come l'ottima "Anni Zero", che vede la partecipazione dei Co'Sang, la geniale "Fino alla Fine" o ancora "All'Ultimo Respiro", forse la traccia più sincera dell'album. Invece si susseguono episodi abbastanza freddi, che non hanno l'impatto esplosivo che solitamente è garantito dal trio. Insomma, sembra un album fatto un po' per inerzia, al di sotto delle reali potenzialità. Le produzioni sono sempre impeccabili, e si apprezza la versatilità di DonJoe, che spazia da sonorità hardcore a quelle più mainstream senza mai perdere un colpo (Dio ci scampi però dai suoi ritornelli!) Ma sembra che gli argomenti, questa volta, scarseggino un po'.

Ok, i Dogo di "Mi Fist" non ci sono più, è ora di farsene una ragione e smetterla di rompere il cazzo. Ma i Dogo ci sono ancora?

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