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RECENSIONE
30/03/2011

Dicesi revivalismo. Che magari a volte pensi "du palle, sempre con 'ste vecchie solfe". E c'hai ragione, amico mio. Ma ricrediti col Quintetto Zizkov. Perché? Perché anche se ricalcheranno un po' quegli stilemi vintage ormai vicini all'inflazione, c'hanno puro stile da vendere. E non parlo solo di immagine, ma proprio di suono, frequenze basse e groove che ti stende. Prendi il primo pezzo, "Rimorsi, non rimpianti". Dopo un minuto e mezzo di sax che più noir non si può arrivano le chitarre e la sezione ritmica che portano il brano in lidi tra highway da West Coast e thriller tarantiniano. E questo gusto cinefilo, quest'amore per certi suoni analogici da soundtrack anni '60 lo si ritrova in ogni pezzo. Tanto che gli stessi non sfigurerebbero in qualche produzione di matrice tardo-americana. Strumentali mai tirate per le lunghe, veloci saliscendi e attimi di dilatazione che sono come omicidi consumati agli angoli di grigie metropoli. A metà tra i Calibro 35 meno italo-poliziotteschi e con certe sfumature jazzy che ricordano il Freddie Hubbard più cupo e anche alcune robe di Miles Davis (su tutte "Ascenseur pour l'echafaud"). Perfetti per notti malate a vagare in città.

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