Scarlets
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29/11/2010

Per chi si ricordava gli Scarlets di due anni fa, quelli dell'ep ripieno di Smiths e indierock targato duemila, chitarre di porpora, gagliardetti e quadri antichi negli occhi e nei testi, questo primo (vero) debutto della band di Torino sarà qualcosa di completamente spiazzante.

Evidentemente i due anni di incubazione sono serviti a focalizzare meglio l'identità, il punto e l'intenzione, al di là di entusiasmi adolescenziali e mode del momento. Il risultato, seppur non sicuramente un punto d'arrivo, è per ora un ottimo punto di partenza: un muro di chitarre acquose e gocciolanti, atmosfere ombrose, eco che mangia le voci e le restituisce evocative e lontane, bassi martellanti che punteggiano e danno ritmo al cuore, di pari passo.

Uno scenario post-tutto, grigio e opprimente nella maggior parte dei casi, e non solo perché guarda fisso negli occhi la Manchester di 30 anni fa. Se si legge la tracklist tutta d'un fiato appaiono di fronte universi, bellissimi animali, vergini illibate, viaggi fantastici, soli che sorgono, onde infinite nella velocità della luce: c'è una tensione insoddisfatta, uno slancio verso il puro e il semplice e il naturale che si scontra duro contro un muro di case e velocità. Dalla collisione schizzano via sguardi impauriti, frammenti di storie, batterie dure, ma anche lampi di luce, colori sfumati, case, baci, pioggia. Uno splendido caos.

Commenti (1)

  • vurt79b 01/12/2010 ore 16:06 @vurt79b

    Il disco è davvero bello, più che alla Manchester di 30 anni fa comunque l'ispirazione va dritto alla madchester di stone roses e charlatans e l'inizio del brit pop.
    Consigliatissimo

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