13/10/2011

Tutto il male finisce qui. Ofelia dorme ormai il sonno senza risveglio. Cosa può mai fare Amleto per lei? Nulla, ma poco importa perche tutto il male finisce qui. Il quartetto bolognese è esplicito, come se il compito di dare sollievo fosse tutto nelle loro canzoni. Fidiamoci.


Così in un'onirica malinconica immagine si apre questo album con "Paranoid Park" che subito mette in chiaro la direzione presa, lo stampo britannico si sente e non delude e i riferimenti a PJ Harvey, ai Radiohead si sprecano. Ma non assuefano. Perchè il punto di forza (uno dei tanti) di questo lavoro è il suo non essere rivoluzionario. La sua bellezza sta nel piacere semplice e rilassante di non voler sempre spaccare tutto a costo di essere innovativi. Non inventano nulla, ma entrano in testa con le loro melodie. Tra l'elettrico e l'acustico, ci sono le ballate dalle trame malinconiche ("Eve" e "The king is dead"), ma anche pezzi di rock graffiante e impetuoso come "Ian", e finali inaspettati per l'entrata di una tromba in "I like my drums". Non è solo la voce di Francesca Bono a dare identità a questo album, gli arrangiamenti sono ben fatti e il risultato è quello di un sound fluido che abbraccia contemporaneamente stili diversi.

Ho lasciato questo album sulla mia scrivania senza ascoltarlo per mesi. Decisamente troppo, ma non è ancora tardi per un repeat all senza sosta.

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