31/01/2012

Una front-cover disseminante indizi lynchani dischiude l’universo profondo e complesso dei The Somnambulist, trio coagulatosi attorno al poliedrico Marco Bianciardi, transfuga italo-berlinese di valida estrazione visceralmente indie (già in Hotel Ambiente e Elton Junk).

L’opener “Red Carpet” staglia su un fondo stoner tutta una serie di ricorsi topici della musica “moderna”, laddove, dopo il rock, tutto è post, in un esempio di vibrante e discinetica perla indie – vicina alle suadenze dei Black Heart Procession, nonché alle iridescenze soul dei Low.

Gli altri due “sonnambuli”, il violinista Rafael Bord e il batterista Marcello S. Busato, si dimostrano valorosi compagni di viaggio, se, nella sorprendente “Quinto Mistero Della Gioia”, la destrutturazione rock diventa mantrica reiterazione, a metà tra impro e progressioni art-punk, molto prossima alle stranite sperimentazioni di altri incredibili outsiders come Storm and Stress, e se su una base che molto deve a Ulan Bator e Afghan Whigs ("80s Violence"), l’impianto ritmico e la costruzione armonica raggiungono vette di rara eleganza.

E’ una linea di fuga anarcoide, questo lavoro, pieno di oggetti pirici pronti a detonare. Nonché una delle migliori rappresentanze della nostra musica su un mercato internazionale. Peccato sarebbe farseli scivolare via.

Commenti (2)

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  • NoiseoftheUniverse 18/02/2012 ore 23:48 @NoiseoftheUniverse

    Bello, bellissimo lavoro. Per me una grande scoperta.

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