Superhorrorfuck Livingdeadstars 2011 -

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L'hair metal sta tornando? Tremo al solo pensiero. Abbiamo scansato le centrali nucleari per un soffio e ora ci rimettiamo a spruzzare lacca nell'aria? La copertina del disco "Livingdeadstars" mi ha fatta rabbrividire di sincera paura: cinque Motley Crue de'noartri, con tanto di parruccone biondo e frontino maculato, su sfondo rosa (!!!) e trucco a là Amanda Lear.

Il sound è più '90s, volendo, però gli assoloni da guitar hero e la voce strillante sono tutti retaggi di un immaginario heavy metal alla Poison, Skid Row, Judas Priest. Band che hanno da una parte il grande merito di aver imposto uno stile, non solo estetico ma anche di vita, votato al più totale divertimento nel nome del rock'n'roll, e dall'altra il demerito di aver reso ulteriormente tamarri gli '80s e di essersi ridicolamente trascinati nei '90s, quando i camicioni a quadri avevano riportato la musica su un piano sentimentale, e non più estetico.

È evidente che la moda come sempre si ricicla, ed eccoli qua i glamster di casa nostra, forse sulla scia di quanto sta accadendo nei paesi scandinavi, dove stanno nascendo altre band che recuperano questo stile, come i Vains of Jenna. Le 12 tracce del disco sono tutte praticamente identiche, basate su riff potenti, ritornelli dalle melodie ammiccanti, testi all'insegna del sex, drugs and fast cars, e bisogna riconoscere che i Superhorrorfuck se la cavano proprio bene con gli strumenti, basti sentire l'assolo di "The woman of my death", quasi speed. Manca stranamente la ballad, che sarebbe stata la ciliegina su questa torta a quattro piani glassata di fragola.

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La recensione Livingdeadstars di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2011-06-28 00:00:00

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