Cristina Donà Torno a casa a piedi 2011 -

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Subito dopo l'ascolto di "Miracoli" eravamo rimasti parzialmente spiazzati ma anche molto incuriositi su ciò che Cristina Donà avrebbe proposto sulla lunga distanza.

Tra "La quinta stagione" e questo "Torno a casa a piedi" non ci sono solo 3 anni abbondanti (e un disco-raccolta di versioni acustiche delle canzoni), ma anche e soprattutto un evento come la maternità; evento che non sappiamo quanto abbia influito effettivamente sulla realizzazione di questo disco, ma una traccia come "Bambino dal sonno leggero" (dal titolo inequivocabile) è forse uno degli episodi in cui la Donà dimostra di avere un talento naturale per scrivere e cantare di certi sentimenti.

Manca - come forse é giusto che sia se un'artista si evolve - quella tipica tensione dei primi lavori, ma in pezzi come "Tutti che sanno cosa dire" e nella title-track fa ancora capolino il tipico mood degli esordi quando le rime affilate e un arrangiamento obliquo sono gli elementi base del pezzo.

Inaspettatamente riuscito anche l'arrangiamento swing (e si sprecheranno i riferimenti a Paolo Conte) di "In un soffio", istantanea di un'epoca in cui tutto si gioca sulla fugacità e sull'effimero ("non sopporto gli urlatori nelle trasmissioni che ti parlano di cose che non sanno fare"). Poi c'é da dire di "Giapponese", la traccia più curiosa/interessante del lotto il cui arrangiamento rimanda nelle fasi iniziali agli esperimenti ritmici dei Soul Coughing (!!!) per poi evolversi in uno strano ibrido tra Super Furry Animals e i Supertramp (!!!), che però funziona alla grande perché cucito alla perfezione sullo stile della cantautrice. Seguono "Più forte del fuoco" e "Aquilone", che - seppur diverse fra loro - corrispondono esattamente all'idea di ballata a cui Cristina Donà ci ha abituato da sempre e che avremmo goduto sentire dal palco dell'Ariston.

Chiude l'opera la dichiarazione (confessione?) di "Lettera a mano", altra ballata che definiremmo nervosa e il cui stile si rifà invece alla Nada del ritorno sulle scene degli anni 2000.

Bentornata Cristina!

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La recensione Torno a casa a piedi di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2011-02-01 00:00:00

COMMENTI (7)

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  • mariz 10 anni Rispondi

    Dal vivo (vista ieri al Deposito Giordani - PN) tutto si incastra al posto giusto, l'ultimo disco e il primo, come tasselli di puzzle. Bravissima :)

  • lello128 10 anni Rispondi

    Il disco dei mistri io non l'ho mai atteso! :[

  • faustiko 10 anni Rispondi

    Sì, "Giapponese" é il pezzo decisamente più intrigante... e spero che venga scelto come prossimo singolo...

  • romand 10 anni Rispondi

    Io trovo questo disco molto, ma molto interessante. Al momento, dopo aver ascoltato e apprezzato le canzoni più orecchiabili, sono entrato in fissa con "Giapponese" (forse perché sto guardando The Pacific sulla guerra degli americani con i giapponesi, non so), una canzone implacabilmente straziante, stralunata e travolgente al tempo stesso, con l'ingresso inaspettato di un honky tonky retrò sound che addolcisce un suono percussivo ed incalzante perfettamente integrato con una voce nipponicamente e ossessivamente cadenzata su un orchestra di strings compulsive.
    Un brano deliziosamente inquietante. Geniale!!!:):)

  • faustiko 10 anni Rispondi

    (eh... calcola che il file con i testi non mi é mai arrivato e in un disco della Donà contano moltissimo come immaginerai... per cui anche la recensione ne risente in parte)

    "Torno a casa a piedi" è un bel disco, senza dubbio... ma non é detto che occorra sbrodolare ogni qual volta si parli di artisti del calibro della Donà.
    Non era neppure un disco "atteso" (come ad esempio, che so, quello dei Ministri...), e forse per il semplice fatto che lei ci ha abituato a viaggiare su livelli qualitativi quasi sempre alti, non é scattata la "sbrodolata"... :)

  • lello128 10 anni Rispondi

    e dei fine '90, ovviamente.

  • lello128 10 anni Rispondi

    Scusami Faustico, ma non ti sembra di aver liquidato un po' velocemente questo disco, magari non all'altezza dei precedenti, che comunque rimane di ottima fattura e sopratutto è realizzato da un personaggio di indubbia importanza nella "scena" musicale degli anni '00?