11/02/2011

Giulia Millanta canta con voce eterea brani che spaziano tra pop, rock e tutti i derivati possibili, suona con la chitarra questi stessi pezzi e in più ne scrive i testi (i quali, però, sfuggono alla moda odierna di definire testi di canzoni "poesie". Alcuni lo sono, ma in questo caso non vi verrà da pensarlo).

La sua espressività è un bel po' confusionaria. Le manca quel carisma che serve a spazzare via tutti i dubbi sulle contaminazioni che toccano le sue canzoni. Ottima però è l'idea di collaborare con musicisti di alto livello per restituire spessore a tracce a volte fin troppo lineari, prive di quel tocco di classe che ci si aspetterebbe da un disco con questo genere di velleità artistiche. Un pezzo come "The Old Man", di per sé niente di eccezionale, viene letteralmente salvato in corsa dall'apporto al sassofono di Stefano "cocco" Cantini, che risolleva le sorti di questo cd composto da una cantautrice giustamente in divenire e lo arricchisce di toni soul davvero inaspettati. E' un album da ascoltare tutto d'un fiato per coglierne subito i lati positivi. Non è un disco fatto di brani trascinanti, quello di apertura, "Right Between the Eyes", appare persino deboluccio ma, inaspettatamente, la cover di "Paranoid" dei Black Sabbath è molto buona.

In ogni caso, per citare Giulia Millanta, "again and again finding the same place in my head places and faces and colors and shades and when you think you've had enough of everything, you'll start to laugh". Non sarà certo una poesia, ma descrive perfettamente la sensazione che si ha dopo aver concluso l'ascolto di "Dropping Down".

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