04/08/2011

Stefano Vergani canta che "di tanto in tanto gli è concesso di stonare". Ma non sono così certa che lo faccia così spesso. Almeno, non lo fa in questo album, dove nessuna sfumature della sua voce – ruvida, calda, ironica – è fuori posto. Assieme all'Orchestrina Acapulco (ex Orchestrina Pontiroli) – composta adesso da Luca Butturini, Diego Potron Felice Cosmo, Cristiano Novello, Stefano Jascone, Massimo Piredda e Daniela Savoldi – il cantautore classe 1982 mette in scena un album ricco di evocazioni d'antan, che già avevano attirato l'attenzione dei cultori del vintage musicale con i suoi due precedenti lavori "La musica è un pretesto, la sirena una metafora" del 2005  e "Chagrin d'amour", uscito nel 2007.

Questo terzo album si intitola "E allor pensai che mai" e contiene quelle stesse atmosfere rétro che hanno portato il sound di Stefano Vergani a essere paragonato in modo trasversale ai maggiori cantautori italiani: da Giorgio Gaber a Ivano Fossati, da Paolo Conte a Vinicio Capossela. Una specie di armadio che si apre su vecchi cappotti ma che non sanno di muffa o di naftalina: i brani di "E allor pensai che mai" conquistano per la loro nota impalpabilmente giovane, per un guizzo di creatività improvviso, per la melodia allo stesso tempo raffinata e scanzonata.

Un revival di suoni che ricorda intime ballate in solitaria nonostante la presenza dell'Orchestrina che, con contrabbasso, pianoforte, tromba, batteria, violoncello e chitarra, segue fedele a passi di danza questo viaggio colto, fintamente leggero e naïf, che Stefano Vergani conduce con grazia tra presente e passato.  

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