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RECENSIONE
21/10/2001 di Giusi Lerro

Difficile parlare di musica, influenze, generi, per questo primo lavoro di Luca Basville, un concept album dove è il “concetto” a prevalere su tutto. E così cercando di capirne di più, frugo nel suo passato (non remoto) trovo numerose esperienze da attore in tragedie greche (di una ha realizzato la colonna sonora) ma anche opere di Moliere, Poe… Stupore? Neanche più di tanto, dopo l'ascolto dell'album, duro da ingoiare come uno sciroppo amaro, frutto di poesie, testi, registrazioni, accumulate negli anni. Vorrebbe essere la descrizione per “frames” di una storia, gli otto brani sono concepiti senza soluzione di continuità e in sequenza formano il titolo completo.

Celebrale certo, ermetico anche, surreale pure. Di ‘forma-canzone’ neanche a parlarne… ci si trova più in presenza di versi cantato-recitati sottesi da arrangiamenti scarni e minimali (a volte solo basso e batteria). Un impasto claustrofobico, un po’ post-rock, un po’ psichedelico.

Ma non è questo che conta; Luca ha un grande carisma, nel modo di gestire la sua voce, nel creare pause, nell'intonazione del parlato, vedi la title track “Fra parole e nuvole”, senza dubbio il brano migliore. Da però tutta l'impressione di sentire più vicino il ruolo dell'attore e la forma di espressione teatrale. La lentezza diviene a volte straziante (“Fragili notti”), sarebbe capace di mettere alla prova la capacità di ascolto di chiunque. Il pericolo maggiore, e non me ne voglia, è il muro di incomunicabilità che oppone all'ascoltatore (“D'inverno”). Uno spiraglio si intravede nel rock cadenzato di “D'amore nel vuoto”, vicino alle creazioni sognanti dei La Crus (la via da seguire in futuro). Peccato che le sue intenzioni siano impenetrabili e spesso si perdano nel solo sforzo di essere non-convenzionali.

Tracklist

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