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RECENSIONE
21/02/2011

Se non fosse l'album di un cantautore dalla capacità sorprendente di scrittura musicale, "Hermann" verrebbe considerato in tempi differenti un racconto mitologico: non pagine sacrali si intende, ma storie, intrecci, per ordinare e provare a dare risposte più che accettabili ad una contraddizione in atto che è quasi sempre sempre stata l'infelicità di uomini immersi in un presente di merda.

La nuova creatura musicale di Paolo Benvegnù riprende dunque lo spirito di quella narrazione diventando, per ammissione dello stesso autore, un tentativo di dare risposte ad un momento storico collettivo in cui tutti i segni ma soprattutto i fatti dicono che non ce la stiamo passando poi un granché bene: "nascondi la verità non stai tornando a casa stai solo cercando tregua". Sceglie un impasto di parole importanti, per capire quella che da evoluzione darwiniana si è oggi trasformata in involuzione della sottospecie umana ("Dove sei? Dove siamo? Tutti in fila a scegliere uno stile che decide per noi"), per ritrovare il senso ma soprattutto la verità degli uomini, in un viaggio che si muove fra grazia e miseria, sofferenza e prosa d'amore ("Avanzate ascoltate") e bandisce il silenzio come un crimine, lasciando al canto una dichiarazione d'aiuto "per distinguere il tempo perso da quello vissuto".

Il cantautore fa così di Hermann un cercatore, che intraprende un'esplorazione difficile, percorrendo un Grand Tour di numerose tappe a ritroso nel tempo in cui si incontrano avidi conquistatori, poeti trafitti, figure bibliche e mistici ("Moses", "Andromeda Maria"), si ingoia il male da cui poi si imparerà a difendersi, per non diventare, se ce ne fosse ancora una minima possibilità, come chi distrusse senza senso Troia, calpestando terra e amore.

Non ci sono dubbi che queste tredici canzoni aprono per Benvegnù un terzo ciclo in cui confluiscono due vite musicali che riescono a confrontarsi e non hanno più paura di triturarsi a vicenda. Non farete fatica a riconoscere in Hermann il gusto della sperimentazione, delle combinazioni raffinate e le volute provocazioni di quelli che furono gli Scisma, quanto un decennio di musica solista, in cui Benvegnù ha fatto del suo stile cantautorale: urgenza espressiva, poetica iper-sensibilista, importanza del refrain melodico, un marchio di fabbrica ("mi troverai a parlare di fiori con la polizia").

Quello che cambia nettamente è invece la latitudine dei nuovi brani, una nuova direzione che si traduce in questo lavoro in un ribaltamento della prospettiva del racconto, prevalentemente autobiografico fino a "Dissolution", radicalmente collettivo e interlocutorio nell'odierno "Hermann". E nonostante ci si trovi a passare in rassegna canzoni che hanno sempre ambientazioni e mood dal peso specifico differente, dove il piano sequenza principale è ora focalizzato sulle aperture degli archi, ora sui giochi di chitarre e sintetizzatori, quello che emerge in modo caparbio è una coerenza musicale che ha pochi eguali nell'Italia; uno stile che riesce ad essere personale e riconoscibile ovunque.

La necessità di distruggere per costruire. Brano dopo brano, il viaggio esistenziale che Hermann compie diventa implacabile nel giudizio delle menzogne e dei crimini commessi dagli uomini, ma riesce a trasformarsi in un atto d'amore e di fede ("navi senza vento nell'oceano senza fine chiedono alle stelle di trovare posizione"). E così ti ritrovi, ascolto dopo ascolto, a mitigare lentamente la sensazione di essersi persi, pensando che forse sia possibile non andar più via, che di perfetto c'è ben poco ma l'ammissione dell'errore è liberazione di una colpa e basamento per un nuovo inizio. Il cantautore invita così al viaggio che ti conduce nonostante il patimento, la colpa e la violenza, ad una terra in cui il sangue si fa dolce e l'amore non è niente male.

Consumerete questo album, "dove le stelle si assaltano per esplodere e creare", seguendo Benvegnù come un Ulisse dei nostri giorni che non scappa da Itaca, ma ricerca il sè nella comprensione del noi e lo fa con pagine di musica bellissima, che riescono ad essere leggere pur immergendosi e vivendo sempre nella sostanza.

Commenti (21)
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  • Jimmy Briscola 10/03/2011 ore 18:14

    ganzo sembrano i primi Litfiba!

    > rispondi a @briscola
  • giorgio papitto 13/03/2011 ore 17:49

    clap clap clap. bellissimo :)

    > rispondi a @kobebest
  • Marco 15/03/2011 ore 09:50

    bellissimi testi e concept affascinante. Ci ritrovo però la consueta piattezza/ripetitività delle melodie di PB, per contro è registrato/prodotto molto meglio dei precedenti. Sono contento per le attestazioni di stima che sta ricevendo ma mi suonano piu' come un premio alla carriera che non al reale valore dell'opera. il disco è complessivamente bruttino, e non vale gli episodi migliori della sua discografia, l'artista è un cavallo di razza, che con un timbro e una dizione piu' gradevole avrebbe meritatamente sfondato anche in ambito mainstream.

    > rispondi a @losthighways
  • Le Cose dei Licianni 15/03/2011 ore 22:29

    losthighways@:"il disco è complessivamente bruttino, e non vale gli episodi migliori della sua discografia"

    Mi indichi dei dischi ottimi?Mi piacerebbe sapere per estendere la mia cultura musicale magari tu conosci delle novità o artisti che non conosco te lo chiedo perché il tuo giudizio su Hermann e nettamente opposto al mio, poi sei sicuro che la band in questione come anche il timbro e la dizione (che per me sono gradevoli )del cantante hanno aspirazioni da mainstream secondo me se ne fregano un casino se ci pensi lo canta e lo suona in ogni brano questa cosa anche se il messaggio è subliminale,anzi proprio il soggetto Hermann è un guerriero che porta in seno un virus apocalittico e fatale per il "mainstream".
    ciao!

    > rispondi a @lecosedeilicianni
  • Antonio Spacca 24/03/2011 ore 17:22

    Per me ottimo, bravo Paolo

    > rispondi a @quandomai
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