08/07/2011

Fabio Cinti è uno del giro di Morgan, che produce il disco. E si sente. Ma la musica è tutta farina del sacco di Cinti: ottimo sacco, direi, che il genio arrangiativo di Morgan potenzia al massimo. Cinti scrive i testi di "Questo mondo fa rumore" e "La distrazione", co-scrive con il poeta Mauro Mazzetti quello di "Amore elettrico", gli lascia la responsabilità di "Se fanno pop", "Eccessi", "Trisha Mary", "Vuoto mimato", ospita Pasquale Panella che firma le parole di "Il punto di vista" (per una volta, non una puttanata). Magicamente, gli stili diversi non configgono, ma si amalgamano in un risultato felice, perfettamente rispondente al mondo poetico di Cinti. Che esaspera in un mood estetico, crepuscolare, da fin de siécle, la lezione di Battiato, qui onnipresente, fin nel modo di cantare. Eppure questo non è un limite. La personalità di Cinti è netta, e produce un disco davvero bello. Un piccolo capolavoro pop, ora riflessivo, ora sbarazzino, denso di finezze, con ammiccamenti che spaziano dai soliti Floyd al solito Bowie. Colpisce la capacità compositiva di partire da uno spunto melodico di "Our house" di Graham Nash e trasformarlo in tutt'altro, senza sforzo apparente (in "Bow house"); colpisce il grande gusto di tutto il disco: mai una sbavatura, un eccesso, un di più pretenzioso. Un gioiellino piccolo piccolo, dimenticato in una cassettiera di legno, ricco di intarsiature e decorazioni, da seguire con lo sguardo e la punta delle dita. Dirò di più: senza proclami metafisici o esistenziali, il disco che da troppo tempo Battiato e Morgan non fanno. Non è poco.

Tracklist

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