28/02/2011

Elton John, Prince, Michael Jackson. Se uno di questi nomi è una vostra passione dichiarata o uno scheletro nell'armadio, sappiate che in Italia esiste qualcuno capace di scrivere canzoni che forse non sfigurerebbero negli album di quei tre signori. Bestemmie a parte, The Huge è uno dei più incredibili ed incompiuti talenti pop nascosti in Italia. Dopo due album in cui lampi di classe accecante si alternavano a scivoloni da pianobarista, Gianluca Plomitallo sembra aver liberato definitivamente la scrittura, aprendo il suo personalissimo vaso di p(op)andora.

Rispetto al passato sembra da un lato più coraggioso e sfrontato, dall'altro più solido e progettuale. Affronta le canzoni esattamente come lo farebbe un songwriter di lingua inglese che pensa in grande. Ritornelli facili e fascinose variazioni strumentali. Paraculate d'alta classifica e svisate da buon alternativo. Un raro equilibrio tra estro e stereotipo, tra grido liberatorio e sentimentalismo spicciolo. Ascolti The Huge e ti sembra di averlo già sentito cantare in "We Are The World", in qualche one-hit-wonder anni ottanta o in sottofondo romantico a qualche pubblicità vintage di un gelato.

Seguendo il manuale della pop song perfetta, fa tutto da solo. Suona il piano e molto altro. Scrive. Arrangia. Produce. Come se Quincy Jones lavorasse ad un disco dei The Feeling. Inoltre canta anche molto bene, in inglese ovviamente. Spesso facendo il verso al suo maestro Elton John, ma quando si lascia andare la sua vocalità si scompone in modo limpido, toccando nei momenti più caldi e struggenti le sfumature di Robbie Williams e George Michael, spostandosi fino alle zone più acute e sensuali tanto care a Prince e Michael Jackson.

Insomma, pop d'altri tempi, ma con una spiccata personalità contemporanea, che si fa forte di un'attitudine anglosassone talmente credibile, che si fatica a ritenerlo italiano. Solo l'ottusità dell'industria musicale nostrana potrebbe farselo sfuggire come co-autore di canzoni per qualche interprete da lanciare in alta classifica. Perchè seppur talvolta corra il rischio di sconfinare nell'esercizio di stile, "Support the Shout" è un album con alcune canzoni bellissime. Piacevolmente fuori moda e senza tempo. Calde e familiari. Ispirate ed eleganti, ma di facile presa. Da cantare a squarciagola per emozionarsi senza vergogna. O magari da regalare ad una persona importante per dirle "this is your song...".

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La recensione The Huge - Recensione - Support the shout di Stefano "Acty" Rocco è apparsa su Rockit.it il 20/07/2019

Commenti (4)

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  • Carver 01/03/2011 ore 21:42 @carverband

    Bravo The huge, eh... ma Acty, sei sicuro di avere mai ascoltato dall'inizio alla fine un disco di uno dei sopracitati artisti (Prince, Elton John, George Michael)? Se si, mi dici esattamente quali, cosi me li ascolto anche io, e tento di cogliere cosa non ho colto....?

  • OLLA 01/03/2011 ore 22:22 @harembee

    Grande The Huge!
    e ancora grazie per il suo contributo in "Summer (is going nowhere)" del nostro EP (http://www.rockit.it/album/14308/harembee-different-strokes-ep).
    Ma non finisce qui...
    Harembee

  • Giovanni Continanza 02/03/2011 ore 14:43 @nickwire

    Grandissima produzione.

  • moreno 23/03/2011 ore 02:00 @zaratustra

    mi date il voltastomaco! piu scontati di cosi non si poteva fare è??

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