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RECENSIONE
19/04/2011

La prima cosa che viene in mente ascoltando questo disco è il concetto pratico di sperimentazione, l'atto dello sporcarsi le mani. Il che apre le porte a discorsi retorici, il più delle volte abusati. Eppure l'idea di fondo dell'album non lascia spazio ad altre interpretazioni: vedere i due Calafuria smanettare così convinti tra nastri, pezzi di dischi e musicassette, vederli storpiare, sbobinare, graffiare, maneggiare come fosse DAS ogni tipo di supporto audio, dà chiaramente l'immagine di un nuovo modo di percepire l'atto della creazione musicale.

Cd incantati, dischi rotti, chitarre rotte, denti rotti. Musica rovinata, appunto. Ma rovinata da chi? Bisognerebbe chiederlo a questi fratellini di Milano, che piuttosto che dare risposte si limitano a realizzare un grosso vaffanculo artistico contro ogni modalità creativa convenzionale. Nonostante si resti nei confini delle formule pop tradizionali, le canzoni dei Calafuria sono da anni degli strani ibridi sonori, dei pastoni post-punk spiazzanti, in cui metal, funk, jazz e no wave si mescolano perdendo ogni identità di genere. Musica in cui intuizioni, reminiscenze ed epifanie sono frullate senza pudore, sotto una corrente di parole ironiche e surreali.

Le dieci canzoni del nuovo lavoro, uscito per Massive Arts Records, si presentano come la giusta continuazione di "Del fregarsene di tutto e del non fregarsene di niente" (2008). Strutture spigolose, inascoltabili, da star sul cazzo se ti fermassi al primo ascolto. La strana capacità di mischiare sonorità pesanti a venature pop continua a caratterizzare i loro dischi. Si infittiscono tuttavia in modo più ricercato le trame musicali: pur restando forti le tentazioni hardcore (alla batteria picchiano duro Giulio 'Ragno' Favero e Moreno Ussi dei La Crisi), il sound granitico degli esordi si lascia volentieri contaminare da situazioni più chitarristiche e ballabili ("Fare casino"). Notevole anche l'utilizzo di campionamenti elettronici e strumenti autocostruiti, veri nuovi elementi caratterizzanti (pezzi come "Musica rovinata" o "Ilfattodeicdincantati" bastano da soli a chiarire il concept presente dietro l'intero lavoro). Stessa sensazione straniante per i testi, parole scritte come sempre di getto: l'abilità di scrittura di Andrea Volonté sembra unica, assimilando modalità vicine al rap, riempiendo gli spazi di contenuti vuoti, citazioni ridondanti e filastrocche senza senso. Si mescolano linguaggi e stili, si esclude (apparentemente) la parola da un ruolo comunicativo serio: "Non so che cosa dire in questa canzone di merda". La faccia come il culo. Punto.

Tracklist

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Commenti (26)
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  • francesco bortolamedi 15/04/2011 ore 12:29

    rispetto al massimo anche per la collaborazione con dargen d'amico....figata

    > rispondi a @babatunde
  • spoonji 19/04/2011 ore 11:42

    Da gente come loro, da tutta la cricca indie alternative italiana, ci si aspetta sempre il divertimento, l'intrattenimento, l'intrattenimento intelligente che ti può far sentire diverso da "quelli là che guardano maria de filippi", il finto impegnato, il "cazzo che bei testi" ma intanto sono al bar a sfondarmi di vodka e red bull, il "no ma io ascolto musica difficile" e poi nell'ipod c'hai Le Luci DCE, le cose un po' diverse dal solito ma paracule. La musica che ti fa sentire figo senza impegnarti troppo.
    Invece i calafuria col cazzo. Con loro bisogna impegnarsi sul serio, bisogna mettersi lì, mollare il cocktail, staccare la lingua dalla tipa che avete intortato grazie al vostro ostentare di saper suonare un qualche cazzo di strumento, e una finta argomentazione filosofica sui testi di Dente. Dovete mettervi lì e ascoltarli e basta. Mollare la tipa perché sicuramente a lei non piaceranno e ascoltarli veramente come non si fa dai '90.
    Grandi Calafuria.

    > rispondi a @spoonji
  • Giuseppe Galato 19/04/2011 ore 18:29

    ti sei perso come minimo gli ...A Toys Orchestra per non dire i Drink To Me o gli Estra (per rimanere in tema Marlene Kuntz ed affini), i 24 Grana se non vogliamo citare gli ultimi Yokoano e per ora questi sono i nomi più importanti che mi vengono in mente...

    e i Calafuria sono sicuramente tra i nomi importanti degli ultimi anni...:)


    (Messaggio editato da ictus il 19/04/2011 18:29:35)

    > rispondi a @ictus
  • dreamdragon 26/04/2011 ore 01:24

    loro come i mariposa e gli ultimi verdena, senz'altro danno a vedere che "conoscono la musica", il disco è pop anarchico, però del pop mancano le melodie, il limite è proprio che è pop cross-over senza la base del pop: la melodia. cmq i suoni e gli incastri sono a regola d'arte. però non c'è solo quello, il più delle volte è il pezzo, "semplice", che sta in piedi da solo: vedi no good trying - barrett, che sperimentazione o meno, tende ad arrivare ed insediarsi.

    > rispondi a @dreamdragon
  • bruno mari 05/05/2011 ore 22:15

    sponji m'hai fatto sputtanare!
    comunciue, tutto molto vero quello scritto qua sopra, a parte i soliti "quelli la" o "fintalternativo" che a me fan sempre girar le palle.
    Il disco è sicuramente frutto di un'evoluzione velocissima da parte di questi cazzaroni, che già al primo disco s'erano dimostrati spaccaretorici e bravissimi musicalmente...
    e allora che fare? disco molto elettro e "rovinato" aggettivo appropriatissimo...molto d'accordo sul fatto che NON PUO' piacere al primo colpo, e naturalmente questo potrebbe essere un problema. bella sfida, bellissima. Grandi fratelloni, ora vado a sentirvi live.

    > rispondi a @facciamofinta
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