08/04/2011

"Non sei più" delude parecchio. Per inciso: Babalot è uno dei cantautori che ho amato di più in assoluto. In breve: è bravissimo con le parole, riesce a portare la tua testa in altro mondo dove trovi immagini a cui ti affezioni fino a considerarle insostituibili (e negli anni terrai tantissimo a quegli mp3, farai più volte backup, e non esiste una ragazza che se ne sia andata dalla mia vita senza portarsi dietro una cartella zippata con i primi due dischi di Babalot). E poi c'è quella calma cinica e distaccata (il nichilismo dolce, lo chiamo io): Babalot sa benissimo che anche se sveli tutto te stesso, ti denudi, tiri fuori le budella, gli effetti non saranno mai sconvolgenti come credi. E' uno strano tipo di lucidità. Così Babalot è in grado di raccontarti cose tristissime, affondando nel dolore più denso, ma senza autocommiserarsi. Ed è geniale, a quel punto inizi a fidarti davvero di lui.

La musica: spesso ha usato la distorsione e la bassa fedeltà come via d'uscita per arrangiare i pezzi, teneva insieme tutto con lo spago, ottenendo canzoni che erano più dolorose di un calcolo renale incagliato in un punto profondo, ma con una forma tenera, goffa, terribilmente romantica. Ora, "Non sei più" continua su questa strada ma usa molti più strumenti – la maggior parte acustici e poco distorti – e le parole, di conseguenza, non hanno più il loro spazio in primo piano. C'è il nichilismo dolce, le frasi ben scritte, le canzoni tenute con lo spago, le urla come se non sapesse fare altro (il ritornello di "Andiamo al mare", il finale di "Bisestile"). Ancora? Sono passati sei anni.

Se in questo tempo non si fosse mosso per niente diresti "pazienza" con più facilità. Invece qualcosa di nuovo c'è: in "Fiori Blu" si percepisce addirittura una voglia di futuro; in "Maggio" compare per la prima volta suo figlio, lui gli insegna come va il mondo, ed è una piccola perla lucente che brillerà in eterno; anche "Paperino" è divertente: frulla fumetti e malattia, fotografa bene un certo atteggiamento indolente e rinunciatario che spesso mi sento cucito addosso.

Ma è poco. Porca vacca è poco. Mi aspettavo l'ennesima lezione fulminante, quell'andare oltre a testa alta di chi ha sempre capito tutto prima di tutti. Babalot potrebbe far crollare le chiese e quelli che hanno avuto l'idea di costruirle, qui si limita a piantare giusto qualche chiodo nel muro per appenderci un ritratto di famiglia. C'era davvero bisogno di lui. Che peccato, pazienza.

Commenti (31)

Carica commenti più vecchi
  • Silvia Bello 14/04/2011 ore 13:31 @silb4

    e vi si sente al MIAMI!!! preparo la magletta 2011 BABALOT DISCO DELL'ANNO

  • seymour 23/04/2011 ore 11:55 @seymour

    scaricato e ascoltato. a me personalmente piace tanto. proprio quello che ci voleva. si forse è un po corto, ma ci sta. UN SITAR IN FIAMME SULLA STRADA PER IL MARE IL GATTO CERCA CINO NEL CORTILE LA PLASTILINA DURA CHE HAI VOLUTO APRIRE PER CAPRICCIO DAL GRANDE SCHERMO ALLA TV NON SEI PIU'. Grazie Babalot

  • Emiliano Calori 23/04/2011 ore 12:23 @emilianocalori

    Non concordo con la recensione. Non e' deludente. E' un buon album... Manca la "Schifo" di turno... il super capolavoro, per intenderci... Ma nel complesso... E' Babalot... sempre avanti... sempre sopra la media!

  • Manfredi Agnello 03/05/2011 ore 14:50 @manfrediagnello

    un disco splendido. ti aspettiamo a Palermo!

  • diNotte Records 15/06/2011 ore 17:28 @dinotterecords

    spaccate

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati