22/04/2011

Energia snocciolata con allegro piglio garage e attitudine californiana, perché l'atmosfera è proprio da estate west coast pronta a incominciare, abbracci sudati e magliette multicolori, ma con un costante sottofondo di sorridente malumore rabbioso, e presto si delinea lo scenario musicale della band alessandrina: titoli attraenti ("Se io faccio Godzilla tu mi fai il Giappone?" è fantastico), riff spinti profumati di punk ("Qui è già buio"), una passata di noise tra pennellate di ruggine e acidità ("Giulia è nel frigo!"), tutto ben legato e innaffiato di personalità quanto basta, per ballare nel caos notturno che si palesa a volte, o semplicemente per rotolarsi nel sole senza un motivo ben preciso. Gli Hattori Hanzo riescono a tratteggiare in nove brani in maniera netta e chiara i contorni del loro immaginario, dove s'affacciano spunti che vengono dritti dritti dal Regno Unito anni settanta/ottanta, tanto che mi verrebbe da definirli surfisti post-wave (credo sia un'istantanea perfetta), sommati a un powerful brio che li rende davvero godibili; curiosa fra i ringraziamenti la presenza di Michael Jackson. "Plancton" è irresistibile ed è già diventata un must nei miei viaggi in auto, sarà così anche per voi? Credo proprio di si.

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La recensione HattoriHanzo - Recensione - Eau de punk di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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