Plastije Blown surface 2000 - Rock, Funk, Dark

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Andiamo dritti al sodo: le idee ci sono, i risultati un po’ meno.

Mi spiego: questo è uno di quei casi in cui il ‘do it yourself’ può rivelarsi un’arma a doppio taglio, andando a compromettere la buona riuscita di un lavoro musicale. “Blown surface” affascina da un lato proprio per questo approccio casalingo, rtisultato di un’elettronica digitale invero scarna e addirittura lo-fi, condita da un basso funkeggiante ed innestata su strutture tipicamente rock. Rivela, dall’altro, le sue pecche maggiori esattamente per lo stesso motivo: imperfezioni sicuramente non volute (e quindi per niente funzionali), sonorità troppo spesso legate alla dimensione del videogioco, voci che, nonostante i vari filtri, risultano molto poco curate e a tratti addirittura stonate (“Go through”), nonché una povertà (di mezzi? di ispirazione?) di fondo che impedisce alle canzoni di decollare, incatenandole ad uno schema che poco a poco si fa monotono.

Non è, comunque, il caso di drammatizzare: l’album si fa ascoltare e rivela, talvolta, sprazzi gustosi (“Foolish”, “Carvin”), dimostrando che le premesse per fare bene ci sono tutte. Magari sarebbe il caso di capire dove si vuole arrivare; perché, ad esempio, piegare l’elettronica alle regole del rock? A mio parere sarebbe opportuno (e sicuramente stimolante) cercare di sdoganare il computer dal semplice ruolo di ‘macchina che fa rumore’ al servizio di strumenti veri, sfruttandolo per quel che è - ovvero un potentissimo strumento che può creare e manipolare suoni (Aphex Twin docet).

L’elettronica, quindi, può e deve essere trattata come una musica (non un genere) a sè, con tutte le possibilità e potenzialità del caso. La strada sembra sia quella giusta, sta al gruppo entrare nella giusta carreggiata, e il resto verrà da sé.

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La recensione Blown surface di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2001-10-30 00:00:00

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