DriftingMines Nevermind the driftingmines 2000 - Metal

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Semplicemente mostruoso!!! Erano anni che non mi capitava di sentire una band di questa caratura e sapere che siamo di fronte ad un cd autoprodotto non fa altro che aumentare l'odio verso la mia patria di fighetti sanremesi che sfornano album a ripetizione cullati da qualche grassa major.

Questo è davvero un grande lavoro di quelli che ti fanno scuotere la testa fino a impazzire, e che riesce a rapire fin dal primo ascolto grazie ad una tecnica sorprendente unita al gusto nell'arrangiamento. La band, proveniente da Mestre, fa sue, in maniera eccellente, le ritmiche serrate allaMegadeth, con le invenzioni pirotecniche di un certo Jeff Waters (Annhilator), e creando atmosfere non lontane dalla scena trash più tecnica e illuminata.

Ogni song è semplicemente incredibile e fa trasparire in maniera inequivocabile la preparazione musicale dei quattro artisti che si assesta a livelli decisamente sopra gli schemi visto anche la capacità di fondere in maniera esemplare melodia e cattiveria, cosa questa, che fa impazzire migliaia di giovani bands!!

Passiamo all'analisi dell'album che ci offre 10 bellissime canzoni partendo dalla stupenda opener “Driftingmines” con la chitarra davvero grandiosa che danza come un folletto impazzito su una stupenda base fatta di stacchi e accelerazioni mai monotone e con il basso in bella evidenza. Si continua con “Oasis of dannation”, secondo il sottoscritto la canzone più divertente che ho avuto modo di ascoltare negli ultimi tempi: una vera e propria mazzata sui denti che mi ha riportato ai bei tempi di “Alice in hell”(sempre dal repertorio degli Annhilator), cosi come la stupenda “Maelmstrom”, con la voce di Francesca Gottardi che ricorda in maniera sorprendente il buon vecchio Dave Mustaine. Senza un attimo di pausa si passa a “No one country”, e poi, quasi a intervallare i pezzi cantati, ecco la monolitica “The miracle house”, pezzo pregiato di questo album con un Marco Manente alla chitarra semplicemente superlativo.

Quasi senza respiro ecco arrivare lo stupendo riff di “The opposite way” - che riesce ad evocare echi di un metal quasi dimenticato dalla power generation - con le sue cadenze potenti e la voglia di suonare che permea da ogni nota. Bello anche il trash tirato di “Behind the wave” e l'evocativa “Fade in you” con un giro che tanto ricorda i Metallica di “And justice for all”. Si conclude alla grandissima con “Bastard”, brano tirato all'inverosimile, e l'incredibile “Metal's not dead” in cui l'apporto della sezione ritmica pare avvolgere ogni nota suonata dalla chitarra e cantata da Francesca..

Un album veramente totale che dovrebbe far gridare al miracolo se qualcuno dei nostri discografici non fosse impegnato a produrre ‘giovani carini con attitudine ribelle’. Qui c'è il metal… quello vero! Chi vuole ascolti. E magari si scorderà San Remo

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La recensione Nevermind the driftingmines di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2001-11-04 00:00:00

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