09/09/2011

Un cantautore, cinque musicisti e un attore teatrale, insieme per dare a una già ottima tradizione pugliese qualcosa di nuovo, a volte al limite del raccontabile, che superi i confini tra la canzone d'autore e il teatro dal carattere ironico e sarcastico. Preparate le orecchie a quanto nasconderete ai vostri genitori e proibireste ai vostri figli di ascoltare, abbandonate ogni falso pudore e spogliatevi di ogni malcelata malizia se davvero volete apprezzare brani come "Biancaneve" e "Giulietta". Qui non è l'inquisizione, qui ognuno può dire ciò che vuole e tutta questa ironia al di là delle regole è solo parte di quello che gli U'Papun propongono, perché non mancano saggi consigli e spunti educativi. Come "L'Appapparenza" cui prende parte il conterraneo Caparezza per un'analisi pungente dello showbiz, rivolto all'ennesima potenza verso il culto dell'apparire sempre e comunque.


L'album accelera tra un genere e l'altro, lasciando che gli arrangiamenti plasmino forme in mutazione e strane combinazioni, dall'elettronica in "Inutile Alchimia" allo ska di "La sposa in nero". E quando il violoncello entra nella trance acustica di "Uomo qualunque", viene da pensare che si tratti di un errore e di aver cambiato disco senza essersene accorti.

"Fiori innocenti" è un progetto carismatico e provocatorio, che spinge le sue potenzialità al di là dell'immaginazione comune. E se questo è solo l'esordio, cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Dagli estremi di sommosse rivoluzionarie e ruffiani cambi di rotta che possiamo attenderci, la speranza è che non perdano quel benedetto pizzico di follia che li rende unici.

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