playontape A place to hide 2011 - Rock, New-Wave, Alternativo

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Difficile conciliare l'attitudine solare e gioiosa del Salento con il buio della new wave dei tempi d'oro. Eppure i Playontape si armano di coraggio e conoscenza enciclopedica della materia, affrontando una sfida complicata. Il punto di partenza è piuttosto chiaro: Joy Division. Amen. Il percorso è però più ampio e attraversa il revival post-punk e quella new wave contemporanea che fa tanto tendenza e sforna dischi da custodire. Senza timore, i salentini sfoggiano il loro amore per gli Interpol, senza tralasciare citazioni di Editors e White Lies. Nessun dubbio, quindi, sulla cifra stilistica e sulle suggestioni che dipingono il paesaggio artistico. E nessun dubbio nemmeno sulle loro doti strumentali, perchè i Playontape sono una band davvero solida, compatta, tecnicamente sopra la media. Facendo la lista della spesa c'è tutto: le chitarre in chiaroscuro, il tono di voce decadente, il rimpallo melodia-irruenza, la tensione emotiva, il basso corposo, la ritmica sostenuta, i giochi luce-ombra. Insomma, manuale d'uso rispettato alla perfezione. Impeccabili. Aggiungiamoci anche una produzione di tutto rispetto. Fine delle buone notizie. Il risultato, purtroppo, è complessivamente mediocre. Non brutto, non bello. Mediocre.

Così, se lo strisciante effetto cover-band può essere più elegantemente considerato un deja-vù cercato e voluto, la mancanza di autonomia creativa resta comunque un difetto grave. Nessuna idea caratterizzante, sorprese prossime allo zero, strutture prevedibili, assenza di un marchio di fabbrica, personalità anonima. Le canzoni, per quanto realizzate ad arte, si appiattiscono in una banalità diffusa.

L'ascolto dei nove episodi di "A place to hide" è tutto sommato anche gradevole, ma i Playontape sono ancora molto lontani dal diventare una band significativa. Qualcosa di buono sicuramente c'è e meritano una prova d'appello, ma la strada è lunga.

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La recensione A place to hide di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2011-05-18 00:00:00

COMMENTI (6)

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  • iggy 9 anni Rispondi

    la cosa buffa di rockit è che le recensioni le scrivono dei sedicenti collaboratori che se (quando) si dis-iscrivono risultano dgli anonimi..
    cosa ancora più buffa, di quesa recensione, risulta essere che il no autore parla di personalità! anzi di "personalità anonima".
    (sor)rido ascoltando curiosamente i playontape.
    fossero tutti così anonimi, gli autori italiani.. bravì!

  • dieghitotanz1 10 anni Rispondi

    Il 14 Luglio si esibiranno sul wake up stage dell' Italia Wave Love Festival!!!

  • utente0 10 anni Rispondi

    la mia recensione non parla degli sviluppi futuri della band ma di quello che la band è oggi
    i margini di crescita ci sono, le doti anche, le canzoni no
    le grandi band vanno sempre scomodate, perchè bisogna ragionare in termini assoluti e bisogna puntare alto. a prescindere da età, luogo, sesso, genere.
    essere più bravi degli scarsi non basta
    se poi faranno un capolavoro, sarò il primo ad applaudirli


  • utente0 10 anni Rispondi

    Ciao alessandro! ho letto con piacere la tua recensione, e vorrei dire la mia. Ho ascoltato il disco, e a mio modesto parere non è proprio come dici tu.. io ci sento dello spessore. Spessore che prescinde dalle doti tecnico-strumentali che hai citato, e da tutte le belle parole che si usano quando si scrive una recensione. Spessore ancora acerbo e a tratti incontrollato, ma che può essere il punto di partenza per crescere con grosso margine. Vorrei poi aggiungere che rispetto al panorama italiano in cui viviamo, questo disco è degno di non poca considerazione.
    Sinceramente non mi sento neanche in diritto di scomodare nomi sacri della new wave per tirarli in ballo in un confronto... e anche perchè, a mio modesto parere, quelli da te citati sono abbastanza lontani dallo stile di A place to hide.
    per me il disco è sicuramente un debutto positivo, non impeccabile, ma positivo...ancor di più se pensi a quante grandi band odierne hanno debuttato con album da scaricare giù per il cesso.

    Go ahead Playontape.

  • utente0 10 anni Rispondi

    cara maaraaa,
    disaccordo lecito. ci mancherebbe.
    personalmente amo Joy Division e amo Interpol e amo il revival new-wave / post-punk.
    per restare ai nomi citati nella recensione, in una mia ipotetica classifica, che lascia il tempo che trova, l'ordine sarebbe:
    Joy Division: voto 10
    Interpol: voto 8,5
    Editors: voto 7,5
    White Lies: voto 7

    con questa scala di valori, quanto diamo ai playontape?

    mi auguro che si perfezionino e crescano fino a raggiungere e superare gli Interpol. smentendo le mie affermazioni e diventando band determinante





  • maaraaa 10 anni Rispondi

    Tra le infinite band impegnate nel revival post punk,credo che i Playontape siano quella di maggiore spicco. Ho ascoltato un'infinità di volte l'album e sin dal primo ascolto non ho mai smesso di farlo. E' un album degno di nota e questo lo si può capire perfettamente anche dalle sue parole; ma mi permetto di contraddirla laddove si parla di banalità e anonimato. ''A place to hide'' è un lavoro con un'identità ben definita e a mio parere per nulla mediocre. Sono all'inizio di un percorso che non può fare altro che perfezionarsi e stupire tutti coloro che avranno voglia di seguirli!