Neo [Lazio] Neoclassico 2011 - Punk, Jazz, Blues

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I Neo suonano un caotico tripudio freecore, con indomita verve personale. Disco importante, per un gruppo ancora più sorprendente.

Un mostro composito, quello dei Neo, tra jazz punk ed echi noise, esacerbato e finemente cesellato da un missaggio d'eccezione, firmato (nientemeno) da Steve Albini all'Electrical Audio di Chicago. Già dall'apertura respiriamo tutto il "classicismo" eversivo sotteso al disco: se l'ouverture è la prima delle quattro Inventions a due voci di Bach, tutt'e quattro le fughe presenteranno metrica identica all'originale, seguendo le direttrici del contrappunto ortodosso, ma dispiegate in chiave destrutturante e postmoderna.

"Il Dente del Pregiudizio" è un caotico tripudio freecore, di zorniana memoria, ma con indomita verve personale. Un giro distonico di chitarra aggetta nell'isometrica "Good Morning", snodo cervellotico, ribaltando quanto espresso fino a oggi dal jazz, e si badi, anche dal più oltranzista.

Naviga in un mare di progressioni impossibili, il combo laziale, dove Ornette Coleman e John Zorn sono solo il referente più immediato, e dove il jazz è solo una categoria di comodo, ma in una mistura che in realtà è tutta "cosa loro", una strada personale e ancora più oltre, originale.

Disco importante, per un gruppo ancora più sorprendente.

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La recensione Neoclassico di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2011-11-22 00:00:00

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