17/11/2011

Per quanto anch'io ami spesso usare la felicissima espressione "Vite in scatola" per rubricare le dinamiche sociali dell'uomo medio del III millennio, per quanto io stesso sia da sempre un sostenitore incallito della semplicità orchestrale all'interno delle partiture pop-rock e per quanto, infine, chi scrive si consideri a tutti gli effetti un inguaribile romanticone, estimatore oltre misura dell'esistenzialismo prestato alla musica, beh, proprio non riesco a promuovere con sufficienza piena il nuovo album degli Idramante.

E' come se quest'opera seconda vivesse di luce incerta, come una fioca lampadina intermittente ormai prossima all'esaurimento. A fine giro di giostra l'impressione generale è quella di un'irresistibile attrazione gravitazionale che sembra risucchiare il trio mantovano verso il buco nero della musica leggera all'italiana nonostante le buone intenzioni concettuali del progetto, sovente nascoste sotto una coltre di melassa interpretativa, e nonostante l'esatta metà del disco sia stata registrata a Chicago presso gli Electrical Audio Studios di Steve Albini.

Di contro, la band acquista credibilità nei frangenti meno collosi e più arroganti ("Fatevi da parte", "Vite in scatola", "Questa musica che"), dove forse si sente più a suo agio nel miscelare chitarra, basso e voce, raggiungendo livelli di omogeneità pressoché inesistenti negli altri episodi. Storia a parte per la cover soffusa di "Ciao ciao bambina" che brilla di luce propria, ma Modugno, lo sanno tutti, proveniva da un altro pianeta!

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