06/07/2011

Non sono una grande sostenitrice dell'affermazione "questa canzone è una poesia" in senso complimentoso. Mi è sempre sembrata svilente nei confronti del valore di una canzone in quanto canzone. Per il medesimo motivo guardo sempre con un po' di sospetto chi definisce il proprio album "più di un album". Pensateci, quale scrittore definirebbe il proprio libro "più di un libro"? Perché mai un bel disco dovrebbe valere meno di un bel libro? Mi pare un concetto da nonni.

Giungo al punto: è con tale atteggiamento circospetto che mi sono approcciata alle strane storie di Alberto "Bobby Soul" Debenedetti e il gruppo un tempo noto come Contesti Scomodi, ora come La Decima Vittima. Mi sembrava, così a naso, il classico lavoro tutto citazioni, ammiccamenti e presunta superiorità intellettuale questo-cd-non-ha-un'etichetta-ma-una-casa-editrice-e-non-si-compra-su-iTunes-ma-in-libreria. Poi però l'ho ascoltato, e mi sono resa conto che... avevo piuttosto ragione.

"Storie strane al buio" è un supponente contenitore di riferimenti più o meno colti, più o meno pop, cinematografici ("La decima vittima a bamakò", "Chabrol"), letterari (il testo di "Mirlitonnades" è composto da frammenti di Samuel Beckett), pittorici ("L'artista"), di intenti ironico-sociopolemici ("Big Boobs Babe", "Tu vuoi un uomo che si fermi"), con buone idee (la traduzione italiana psycho-dub di "I Kissed A Girl" di Katy Perry) alternate a momenti di noia ("Elvis non è morto"? No dai, basta!), e una vena surrealista anche interessante, ma spesso troppo prolissa per riuscire a tenere viva l'attenzione come sa fare, per dire, Nicola 'Bologna Violenta' Manzan. Tanto che alla fine, e dispiace dirlo perché anche questo fa un po' nonna, più della teatralità stralunata di "La gigantessa" e "Chabrol", a rimanere è la classicità da chansonnier di "Calalaluna".

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