Quarta Parete Labile 2001 - New-Wave, Elettronica, Alternativo

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“Labile” è il titolo del nuovo disco dei Quarta Parete.

Labile, come le giornate che sfuggono lasciando una sottile impressione, un ricordo. Labile come lo siamo tutti dietro le facce sicure di tutti i giorni. Viene in mente il buon vecchio Marceau con due maschere immaginarie appoggiate sulle mani, una triste e una allegra e in mezzo un volto vuoto, impenetrabile, anonimo, sul quale scrivere e disegnare oppure perdersi.. E questo disco ha in sé due facce, una allegra, leggera, di facile consumo e una più seria, più nascosta, da assaporare senza fretta. Ogni singolo pezzo appare come chiuso in una scatola luccicante e ci si può fermare alla forma ai colori, alla confezione, al semplice sentire. Oppure si può decidere di penetrare più a fondo, scartare, scavare, possiamo metterci ad ascoltare e lasciarci riempire lentamente da sensazioni più intense, più crude, ma, alla fine, più vere e più vive.

Rispetto al disco d’esordio l’intero insieme - sia i suoni che lo stesso modo di proporre e cantare i pezzi - si presenta più ammorbidito, più fruibile, sicuramente più pop. I suoni cupi e darkeggianti di prima si aprono adesso ad evoluzioni elettroniche, a ritmi più dance soprattutto nelle aperture dei brani. A tratti viene voglia di ballare, di muoversi, di lasciarsi rapire dalla musica, di farsi cullare dalla bellissima voce di Roberta (protagonista indiscussa dell’intero disco) o da quella calda e sfuggente di Fabrizio, ignorando il senso delle parole e di tutto il resto. L’uso di effetti e di synth che caratterizza la particolarità degli arrangiamenti insieme all’inserimento di piccoli giochi di voci - vuoi di bambini (“La crepa del giorno”) o di ninne-nanne dal sapore antico in apertura e chiusura del disc - non è mai troppo eccessivo. La ritmica non perde il suo ruolo essenziale di accompagnamento disegnando linee semplici ed efficaci entro le quali trovano il giusto tappeto melodie e suoni di sottofondo. Le chitarre sono usate in modo intelligente, mai troppo presenti, mai troppo artificiose, salvo piccole incursioni distorte che si infilano tra le melodie spezzando a tratti quel senso soffuso di leggerezza e dando dinamica ai pezzi.

Nel complesso direi che potremmo parlare di un rock-elettronico d’autore molto personale. I testi disegnano sensazioni, riflessioni sul vivere, non ci sono storie con un inizio e una fine, solo bellissime istantanee, parole su parole, gettate quasi in modo casuale, per assonanza di suoni e contrasti di sensi, come se in fondo dovessero far parte dell’intero impasto sonoro piuttosto che di un testo. Eppure anche in questo caso basta perdersi un po’ più a fondo per rimanere colpiti dalla lucidità amara di certe visioni e dalla poesia di certe espressioni come “…e mi trattengo dal vivere…”, “ …mi scade il tempo e mi scivola dalle mani…”, “…fragile che son capace di volare e di cadere…”, “…faccio gli occhi dolci al niente…”. Come sostengono gli stessi Quarta Parete “…siamo ben consapevoli che tutto cambia…” e aggiungerei che siamo altrettanto consapevoli che ogni percorso porta a nuovi punti d’arrivo magari implicando perdite e lacerazioni. Così in questo disco succede lo stesso: c’è di sicuro una perdita di emotività, di nervosismo o di teatralità velata che era molto più presente nel disco d’esordio. Ma c’è anche una grande evoluzione, un passo avanti nell’efficacia comunicativa, nell’esprimere le proprie idee rendendole accessibili, nell’essere insomma pop (nel senso “alto” del termine) in modo sofisticato. E se questa può sembrare magari una cosa da poco, beh, direi che non lo è affatto, o almeno non lo è per la scena italiana in cui o si è pop alla Nek o si è rock alla Marlene Kuntz…e le stupende vie di mezzo alla Smiths (tanto per citare un esempio d’oltreManica) dove le lasciamo?

Per cui onore al merito ai pochi che come i Quarta Parete (e mi verrebbero in mente giusto i Baustelle) hanno qualcosa da dire e che riescono a farlo in modo personalissimo essendo semplici eppure sofisticati, orecchiabili ma mai banali, leggeri e al tempo stesso estremamente intensi!

Un disco che mi sentirei di consigliare sia a coloro che cercano nella musica leggerezza e distrazione, sia a coloro che cercano in tutto questo un senso o anche qualcosa di più.

Un’ultima nota vorrei dedicarla alla confezione del cd e all’eccellente lavoro grafico di Francesco De Napoli che mi impedisce di togliere il disco dal mio tavolo come fosse un piccolo oggetto da esporre piuttosto che un semplice contenitore…

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La recensione Labile di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2001-12-16 00:00:00

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