30/11/2011

Difficilmente potrei apprezzare questo disco dei Fitnia. Eppure, da noioso e inutile, "The chaos inside your mind", seppur con le dovutissime riserve, riesce comunque a farsi ascoltare, scivolando giù onestamente.

Non c’è dubbio che il quintetto pistoiese abbia a che fare, almeno nella composizione, con una dissociazione freudiana, ma, nello sforzo immane di trovare comunque una proporzione nelle cose, credo sia più giusto parlare di affascinanti suggestioni, piuttosto che schizofreniche influenze.

L’iniziale "In the core" è infatti sbozzata sulla scia di così tanta roba trita e ritrita che quasi si fa fatica a scovarne alcuni particolari interessanti, al punto che ti aspetti sempre che decolli e invece ti lascia, coitus interruptus, imprecare al cielo. Servono allora "Presence" e "The Storm" a convincerti che il “caos” a cui si fa riferimento nel titolo potrebbe non essere quello della “tua” mente, perché a Jet, KooksArctic Monkeys si accostano, più o meno impudicamente, Ac/Dc e Kiss, con un triplo carpiato all’indietro, che rischia maldestramente di farti rompere il collo. Nel trambusto però, riesci a muovere il piedino a tempo, e questo è un bene.

Tocca infine agli incisi caciaroni e saltellanti di "Muddy snow" e "Sit down" ricucire lo strappo tra i settanta e gli anni zero, picchi della scalata hard rock prima dell’onerosa ridiscesa al fiume, dovendo provvedere con "Light" e "Song for the rise and sun" a ricordarci quante cose belle ci siano sempre state dietro le accorate ballate di Mr. BigAerosmith.

Non so se esiste un giusto metodo per fare musica, ma, prima o poi, qualcuno dovrà pur mettere ordine nel jukebox dei miei amici. Insomma, originalità poca, ma grande intuito. I Fitnia sanno già scrivere delle buone canzoni, basta solo che si convincano di questo, spegnendo i loro iPod.
 

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