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album Meccanica e Natura - Jolaurlo

recensione Jolaurlo Meccanica e Natura

Irma Records srl / Edel 2011 - Rock, Electro

RECENSIONE
27/12/2011

Una copertina concettuale, caratteri anni ottanta, un titolo emblematico. A leggere dalle presentazioni, le parole sono impegnative: riferimenti post-punk, synth-pop, Devo, Ultravox, Embrace. Addirittura un opening act di un concerto degli Stereo Total. Affermazioni importanti, intriganti, senza dubbio. Una montagna di aspetti, arabeschi, intenzioni, che lasciano presagire un bel progetto musicale, diverso dalla tradizione autoriale/compositiva italiana, qualcosa che ho osservato ed apprezzato in passato con “Suonerie per Cellulari” dei Gringoise, l’esordio di Le Rose, gli ormai enciclopedici Offlaga.

In poche parole, pregustavo una piacevole deviazione synth, capace di mostrare con fedeltà immaginari abbastanza complessi, e a mio avviso poco esplorati, come quelli degli anni ottanta italiani, ricchi di collegamenti politici e sociali con i nostri tempi. E invece mi ritrovo con undici tracce mal assortite e mal concepite. Liriche a volte imbarazzanti. Canzoni che oscillano dalla introspezione fintamente visionaria di “Polistirolo”, passando per i soliti tormenti sentimentali de “Il Buio” (che contiene l’imponente passaggio: “Vorrei lasciarmi toccare e non sentirmi lontana / vorrei baciarti senza sentirmi puttana”) e di “Cinema”, fino all’esistenzialismo di “Androide”.

Il risultato di tutto ciò è la classica “zuppa” all’italiana, un miscuglio di sonorità ben connotate come genere e concettualismo, e liriche che rimandano alla solita brodaglia da Radio Italia, quella di Dolcenera, Mengoni ed amici vari da palinsesto televisivo. Quella che baratta l’immagine con la sostanza ed il contenuto. Quella che rimane in superficie e non scava nell’anima. Quella che fa da riempitivo, nota di colore, a Sanremo. Quella che inserisce la cover di un capolavoro come “Annarella” in un insieme di pezzi stropicciati, privi di un immaginario comune. Quella che lascia una sensazione simile a quella di un Long Island troppo annacquato. Snaturante.

Tracklist

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Commenti (4)
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  • giusanz 27/12/2011 ore 18:18

    Mamma mia, ma che schifo di recensione è questa?

    Il disco a me piace e la band l'ho vista live un po' di tempo fa a Roma propio in apertura degli stereo total...un concertone.

    L'unica cosa che mi perplime è:
    come può Rockit (mia home page) lasciare che un classe '85 con evidenti e plausibilissime ossessioni ed odio verso i talent show (le ho anche io), stronchi un album per dei semplicissimi gusti personali diversi da quelli ascoltati nell'album?
    Perché è questo che traspare dalla recensione...una superficiale analisi rispetto a quella che è la propria proiezione degli anni '80 ai tempi nostri.

    Voto 10 al disco, 4 e a letto senza cena a chi ha scritto al recensione.

    > rispondi a @giusanz
  • Giovanni Continanza 27/12/2011 ore 21:00

    Non rispondo quasi mai a critiche, dato che rispetto il giudizio di ognuno. Giudizio che per me è sempre legittimo, oltre che giusto.
    Però in questo caso sono state dette alcune cose che vorrei puntualizzare, anche per facilitare la lettura.
    Prima di tutto, sono un appassionato di synth pop e post punk, soprattutto italiana ed anni 80. Musicalmente parlando (inteso come sound) questo disco incontra molti dei miei gusti.
    La critica è per le liriche, e per un insieme che mi ha lasciato perplesso, soprattutto alla luce di come questo disco viene presentato (dalle mie parti si chiama "debiti con la bocca").
    Penso che dalla recensione tutto ciò si intuisca, poi non so.
    Infine, non ho né ossessione né odio per i reality show, la mia era solo una comparazione a qualcuna delle soluzioni che ho notato nel disco.

    > rispondi a @nickwire
  • Antonia Peressoni 04/01/2012 ore 11:33

    Caro Giovanni, questa non è una recensione ma una accozzaglia di critiche che denotano anche poca conoscenza della band di cui vai a parlare. Prima di tutto i Jolaurlo sono stati open guest dell'intero tour italiano degli Stereo Total, secondo se vengono inseriti nella presentazione della band i nomi di artisti con i quali hanno suonato o diviso il palco non è perchè "fa bello" e così mettiamo un pò di carne al fuoco.
    Questo modo di stroncare i dischi "tanto per" arriva da questa generazione di nuovi recensori, di collaboratori occasionali o meno che dalla loro hanno sicuramente una passione musicale ma che poco hanno a che vedere con la professionalità giornalistica.
    Con Rockit collaboro da anni, ma a volte mi stupisco della leggerezza con cui si lascia che un disco, che ricordo è frutto di lavoro di mesi-anni, colaborazioni tra musicisti, addetti ai lavori e tecnici, venga fatto a pezzi senza neanche la cura di informarsi sulla band...dichiarandolo "solita brodaglia da radio Italia"...quella che baratta l'immagine con la sostanza ed il contenuto": ma per favore! Che minestrone di qualunquismo e pressapochismo.
    Se un disco non piace, come molti giornalisti veri, fate almeno il piacere di non recensirlo!
    Tanto per giocare a carte scoperte, sì lavoro con e per i Jolaurlo.

    > rispondi a @antolemp
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