14/06/2011

Quando lavoravo in biblioteca, un annetto fa circa, il signor Manetti faceva parte della cosiddetta lista nera. (Ovviamente non c'era nessuna lista nera, semplicemente, nei momenti di noia, mi inventavo queste robe per passarmi il tempo). Era un vecchietto sull'ottantina abbondante, un utente dalle pretese inverosimili, fautore di discorsi assurdi. Io mi ci sono pure affezionato, dopo un po', perché le sue richieste mi facevano sghignazzare di brutto, e in qualche modo siamo diventati amici. Certo, era un gran rompicoglioni; tuttavia, quando purtroppo ha smesso improvvisamente di venire, ci sono rimasto male. Molto.
Ho fatto questa premessa biografica perché ascoltando questo nuovo secondo album dei Manetti!, volente o nolente, ho dovuto fare i conti con un periodo della mia vita che è passato per sempre. Ora voi direte: "che cosa cazzo ce ne fotte a noi della tua vita?". E invece ve ne deve fottere, perché la colonna sonora, in questo caso, è stata perfetta, e se state cercando una soundtrack per il vostro film mnemonico sul fluire irrimediabile del tempo: questo è il disco che fa per voi. È una musica che, con misura, spinge molto sul versante emotivo. Indie rock piuttosto classico nei riferimenti - Pavement, My Bloody Valentine e Sonic Youth - pervaso da spinte post e malinconie nineties (Nirvana, si può dire?). Manca ancora qualcosa, il famigerato je ne sais quoi che ti fa fare il definitivo salto di qualità, eppure i tre ci sanno fare. Un po' di personalità in più però non guasterebbe, soprattutto perché con un genere così poco alla moda c'è bisogno di un qualcosa per catturare l'attezione.
"Trainspotting" ha un gran bel tiro, "You and I and the Screaming Trees" (di cui è stato tratto un bellissimo videoclip) è sognante e densa di spleen, "Grunge is back" ha dei chitarrismi figli di puttana, e "Giardini is back", forse la traccia migliore, ti entra dentro slow e ti pervade. Il tutto senza troppo – ma nemmeno troppo poco – paraculismo. Un buon disco, quindi, arricchito dal basso di Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti e da una struttura produttiva intelligente e capace. Ora vediamo che succede.

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