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RECENSIONE
11/10/1999

Terzo disco, uscito nel '96, dopo i precedenti "Shamano" ('92) e "Matamoros" ('95). "Il veleno della mente" è un disco intelligente e quasi filosofico, il discorso portato avanti dai Dorian Gray è di questo tipo: in questa società basata sui concetti di razionalità e di utilità la mente ha perso un po' l'anima, cioè la fantasia e la libertà. "Il veleno della mente" ha l'obbiettivo di mettere in crisi la ragione e far guerra ai canoni della normalità. Detto così questo disco sembra un po' una palla... le note però picchiano forte per tenerci svegli e per dar carica. Il fatto che poi la produzione sia di Paul Chain (Death SS) ci garantisce che tecnicamente il livello è buono. A dire il vero, inizialmente non mi era piaciuto, ma più lo ascolto, più lo trovo interessante.

Contiene rock un po' psichedelico, con diversi passaggi orientaleggianti; voce, chitarra, basso e batteria ne caratterizzano il suono, niente tastiere. I testi sono un po' ermetici e visionari, ma meritano una certa attenzione, a partire da "la bestia (spleen)" che riprende il concetto di malinconia-noia caro agli scrittori dell' Ottocento, qui però 'lo spleen' (la noia) viene distrutta e 'la bestia' che è in noi prende il soppravvento... chissà che ne penserebbe il mio prof di italiano del liceo!?

Il testo forse più significativo è "Credo" che è una vera dichiarazione d'amore alla libertà, all'indipendenza, alle emozioni, all'immaginazione. Da recitare quando ci si sente ingoiati dalla società, a mo' di preghiera!

E` un disco un po' colto, infatti appena si apre la confezione si legge una frase di Oscar Wilde: "siamo tutti nel rigagnolo, ma alcuni di noi fissano le stelle"... beh, i Dorian Gray (nome non certo casuale!) sono tra quelli che fissano le stelle e col loro disco ci invitano a farlo.

Tracklist

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