07/01/2002

Era da tempo che sentivo parlare di questi Aretuska, band siciliana patrocinata da Roy Paci, prezzemolino che non sembra trovare un attimo di pace, sempre ammesso che sia lui a volerlo.

Ecco perciò sul finire del 2001 questo “Baciamo le mani”, disco che conferma ampiamente le aspettative e che è, inevitabilmente, l’ennesima prova che lo ska in Italia è un genere che riscuote consensi. Allo stesso tempo, però, bisogna ammettere che il trombettista italiano non sia certo un musicista novello e, soprattutto, uno che frequenta da poco il genere; con queste premesse è presto spiegato questo progetto, generatore di un disco godibilissimo e ballabile dalla prima all’ultima nota.

Scontato scrivere che i fiati prevalgono, seppur di poco, sul resto degli strumenti, ma crediamo sia un processo naturale in album del genere - all’apparenza puri divertissément - che dimostrano, ancora una volta, la classe e lo stile inimitabile di un personaggio piuttosto che di un musicista. Come se non bastasse, “Il Padrino" decide di far valere le sue conoscenze e convoca in studio Dani Carbonell, Meg, e Bunna, rispettivamente vocalist di Macaco, 99 Posse e Africa Unite. Naturalmente gli ospiti svolgono egregiamente il loro compito, impreziosendo le tracce nelle quali sono chiamati a interpretare il ruolo che più gli si confà. Tra l’altro, i due maschi scrivono il brano in cui cantano a quattro mani proprio con Roy, e il risultato è eccellente, almeno quanto la cover di “Se stasera sono qui”, episodio in cui il microfono è nelle mani dell’unico ospite femminile sopra nominato.

I rimanenti 7 pezzi, poi, suonano altrettanto bene, sia che si tratti di cover (“A taste of honey”, ovvero la sigla di “Tutto il calcio minuto per minuto”, “Scrapple from the apple”, “Forever and ever”, altrimenti conosciuta come la sigla de “La domenica sportiva”, e “Duck you suker”, scritta da Ennio Morricone e presente in “Giù la testa”), sia che di pezzi inediti (l’iniziale “Loski nerds”, il cui intro sarebbe ideale per sonorizzare qualsiasi cosa vi passi per la testa, “Magnificat” e “Perfetto”, due tracce di rock-steady talmente puro e buono da far girare vorticosamente la testa).

E alla fine, per forza di cose, sarete costretti a muovere il vostro maledetto culetto: dischi del genere ‘caricano la molla’ come pochi altri riescono a fare.

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