15/06/2011

"Thori e Rocce" è un disco importante, atteso e chiacchierato. È il frutto della collaborazione fra due dei massimi producer hip hop italiani: Don Joe dei Club Dogo e Shablo, raffinato Dj e beatmaker originario di Buenos Aires attualmente diviso fra Olanda e Italia. L'album si pone come un progetto ambizioso, una sorta di fotografia dello stato dell'arte dell'hip hop italiano. Data la pretesa, elaborare un unico giudizio su un album che vede da una parte due produttori e dall'altra una moltitudine di Mc, diventa impresa non facile. Aggiro il problema dividendo in due parti la recensione.

1. I beat: il disco nasce da un'idea di Joe e Shablo, quindi è giusto valutare in maniera lucida e indipendente il loro operato. E c'è da dire che in generale il livello è davvero altissimo. A cominciare dal singolo "Le Leggende non Muoiono Mai", che al "boom cha" old school unisce synth grassi e un trionfo di chitarre rock. "Dai Dai Dai" spacca, fra campionamenti classici e sonorità IDM, e altrettanto buona è "L'Ultimo Giorno che Ho", lenta e incalzante, con oscuri suoni sintetici dall'aria marziale. "Guarda Bene", con chitarra in levare e lenta cassa dritta, è una bomba, così come lo sono "La Guerra dei Poveri" e la maggior parte delle basi che compongono l'album. I due beatmaker danno dimostrazione di essere assolutamente competitivi a livello internazionale, unendo beat massici stile Premier con loop visionari alla Timbaland e contaminazioni coraggiose degne di Flying Lotus. La prova, da parte loro, è superata a pieni voti.

2. Il rap: si parlava di "Thori e Rocce" come del "riassunto del meglio in circolazione". In realtà ci sono gli amici e qualche amico degli amici. Troppi nomi validi sono rimasti fuori per lasciar spazio ai soliti noti e a sconosciuti o poco più che mettono flow zoppicanti su beat da paura. Che poi anche le rapstar nostrane non è che riescano a stupire più di tanto, ripetendo i soliti cliché o scagliandosi una volta di troppo contro gli hater. Sembra, in molti casi, che gli argomenti si siano esauriti, e non resta altro da fare che affermare la propria superiorità. Ciononostante ci sono momenti ottimi, come "L'Ultimo Giorno che Ho" di un Marracash assai ispirato. Niente di nuovo dal punto di vista dei contenuti, ma sempre stile da vendere e trovate geniali tipo "la mia ex era così fredda che ci pattinavo". Fabri Fibra in piena forma regala l'autobiografica "Vinci o Perdi", e si trovano gradite sorprese come la bella combo di Tormento e l'olandese Caprice ("So Hard") o la strofa di Caneda in "Sono Ancora Qui" con Entics e Ntò dei Co' Sang. Cano è uno che piace o non piace. Ma qua spacca, non ci sono cazzi. Pezzi come "Grand Prix" con Ted Bee, Royal Mehdi, Rischio e Vincenzo da Via Anfossi, invece, si dimenticano facilmente, altri come "Fuori Luogo" di Fedez, Canesecco e Gemitaiz si skippano dopo la prima strofa, e "Dai Dai Dai" con J-Ax, eterno Peter Punk, si ascolta fino alla fine solo per il beat.

Visto in questo modo, quindi, "Thori e Rocce" è un lavoro riuscito solo a metà. Se l'intento era quello di dipingere il ritratto di una scena forte e vitale, si sono usati dei colori poco brillanti su una tela dalla qualità ottima. Non resta che sperare in un seguito. Con un cast più vario o con sole strumentali.

Commenti (4)

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  • Filippo Papetti 15/06/2011 ore 14:53 @9filippopapetti9

    concordo al cento per cento con la recensione!

  • erika 15/06/2011 ore 19:04 @erikabig

    Tanto rumore per nulla.

  • Filippo Papetti 16/06/2011 ore 21:50 @9filippopapetti9

    primi in classifica!!

  • Enrico Abbatecola 15/07/2011 ore 12:15 @enricoabbatecola

    anche io quoto su tutto, però penso che la traccia "rivelazione" sia Il Resto del Mondo (feat. Ensi, Emis Killa) una traccia con un senso compiuto sotto tutti gli aspetti una musicalità avanzata e attraente (come quasi tutto l' album, d' altronde).


    (Messaggio editato da enricoabbatecola il 15/07/2011 12:16:05)

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