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RECENSIONE
17/01/2002 di Aurelio Pasini

Complice l’esplosione del movimento cosiddetto neoacustico, o NAM per gli amanti degli acronimi, negli ultimi mesi, dopo anni di vergognoso oblio, pare essere tornato sulla bocca di tutti il nome di Nick Drake. E proprio a lui dedicano questa nuova fatica discografica i Blend, un ep-tributo contenente sei riletture del cantautore di Tanworth-in-Arden e una composizione originale in tema (la buona “Slow days”). Prima di proseguire, è comunque necessario fare presente – ad uso dei malfidati – che il disco in questione non è affatto figlio dell’opportunismo, quanto di un’ammirazione che già traspariva nelle precedenti prove del quartetto (“Waterjag” del 1998 e “Cellophant” a cavallo fra 2000 e 2001), e che in un certo senso necessitava un’esplicitazione di questo tipo. Detto questo, la mezz’ora del disco scorre via leggera e delicata, fra atmosfere folkeggianti e aperture jazz, melodie di disarmante fragilità e arpeggi acustici. Si riduce quindi a una mera e oziosa questione di gusti personali la scelta dell’episodio migliore del lotto, se per esempio la psichedelica “Parasite” piuttosto che le cadenze folkeggianti di “Joey” oppure una “River man” in chiave strumentale.

Nel complesso, quindi, l’operazione può dirsi ben riuscita, e anche il sospetto, peraltro ingiustificato, di una devozione un po’ troppo calligrafica ai modelli originali è immediatamente scacciato dalla sincerità e dall’umiltà che si respirano in ogni nota del cd.

Tracklist

Ascolta su: Amazon Music Tidal
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