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RECENSIONE
21/06/2011

Ipnotica e sofferta inizia "Echoes in the Sunrise": accordi scarni di chitarre e synth eterei. É tutto così immacolato e selvaggio, così assente. Improvvisamente è distanza dal resto. Su una superficie distesa di silenzio concreto e palpabile, gli strumenti si appoggiano in modo elegante e discreto. Come lamenti, respiri a testa china, carezze tra le scapole: la delicatezza di The Child of a Creek è cosa rara.

Il nuovo lavoro di Lorenzo Bracaloni segue la scia mistica dell'ultimo "Find a Shelter Along the Path" (2010). Otto tracce fatte di nenie, riverberi e sussurri sottili. Strumenti - tanti e spesso inusuali - contribuiscono a comporre un suono folk raffinato e senza forma (da Syd Barrett a Elliott Smith fino all'oscuro avanguardismo tedesco, tra Amon Duul e Klaus Schulze).

"Whispering Tales under an Emerald Sun" è un viaggio lento e disarmato. Atmosfere dense, cariche di sensibilità, creano un flusso emozionale malandato e stanco, fatto di solitudini e introspezioni. Nella canzone di The Child of a Creek c'è perdizione, smarrimento. C'è, soprattutto, la dichiarazione di un volontario isolamento. Volontario: la sfera ascetica di queste tracce, pacifica eppure inquietante, è infatti l'arrivo di un percorso di allontanamento voluto, cercato con la lucidità di chi sa perdersi e scappare, consapevole, nonostante tutto, dell'insicurezza e della temporaneità di ogni sentiero: nella fuga come nel traguardo, la precarietà è in ogni partenza e in ogni arrivo.

Tracklist

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