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RECENSIONE
29/01/2002

Vivere in una grande città, dove esiste una scena musicale già ricca, può essere, per gruppi giovani, un'arma a doppio taglio: se da un lato esistono strutture (locali in cui suonare, studi di registrazione, festival, ecc.), dell'altro lato il rischio è quello di cercare di assomigliare il più possibile ai gruppi già famosi della propria città, per trovare maggior consenso di pubblico e di critica.

Per contro, la provincia offre una 'libertà espressiva' molto maggiore, e basta pensare ai Marlene Kuntz, emersi dalla provincia cuneese, che avevano un sound assolutamente inedito per le scene italiane.

Questo discorso vale anche per gli agrigentini Camelia Danz'Orchestra, il cui sound non è certo frutto delle tradizioni musicali italiane, quanto piuttosto di quelle statunitensi, ricordando ora la Dave Matthews Band (“Quattrocentotrentunoparole (compreso il titolo) per dirtichetiamo”), ora i Dire Straits (“Anni trascorsi”), con punte di eclettismo alla Frank Zappa (“Gli occhi li hai chiusi”).

Una robusta dose di rock blues ed una voce di grande espressività e potenza (anche se il cantante è cambiato, il nuovo vocalist Fabrizio sembra essere bravo quanto il predecessore Gero), completano il quadro di questo disco che dimostra una notevole maturità ed una qualità dei pezzi veramente alta, anche se un po' particolare, per il sound di marcata impronta statunitense.

Tracklist

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