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RECENSIONE
30/01/2002

In tempi di ristampe importanti nella e per la storia del rock ‘made in Italy’ - vedere, per esempio, alla voce Casino Royale - non poteva mancare la riedizione in cd delle prime 5 opere ‘ufficiali’ realizzate dagli Africa Unite, combo piemontese che nell’anno appena concluso ha spento le prime 20 candeline della carriera. Concedendo quindi la licenza alla V2, affida alle mani di questa etichetta non solo i primi lavori in inglese - dove tra l’altro persisteva ancora la ‘d’ di Unite - ma anche i primi due lavori del cosiddetto ‘periodo della Vox Pop’, altra gloriosa label che non solo all’inizio dello scorso decennio favorì enormemente la scena del rock ‘made in Italy’, ma che un lustro fa circa, prima di estinguersi, aveva già provveduto alla (ri)stampa in cd esclusivamente dei primi due ep, allora come ora raccolti su un unico dischetto.

A differenza di quelli, però, stavolta Madaski provvede a rimasterizzare i lavori nel suo mitico studio “Inna Spliff a Dada”, dando così un’ulteriore ‘sistemata’ a tutto il materiale. Certo non basterà questo a spingervi all’acquisto se non siete amanti del genere; il motivo, forse, per cui vi avvicinerete ai dischetti sarà semplicemente quello di soddisfare la vostra curiosità e sentire finalmente come suonano oggi i ‘primitivi’ Africa Unite. Constaterete, ad esempio, che i primi due ep sono decisamente acerbi e l’esordio intitolato “Mjekrari” (che in questo cd va dalla traccia 7 alla 12) risente fortemente degli stilemi del reggae post Marley (“Love”, “Nella mia città”) pur essendo già presenti i primi esperimenti dub (“This policeman”, “Nella città del dub”). Tutto sommato pecche comprensibili se consideriamo che i ragazzi di Pinerolo erano agli esordi e si confrontavano con una materia che nella penisola, allora, era praticamente sconosciuta.

In seguito, esattamenete 17 mesi dopo, i Nostri pubblicavano “Llaka”, altre 6 tracce all’epoca sotto forma di mini-lp e che testimoniano, fin dall’iniziale “International music”, i palesi tentativi di tracciare un segno distintivo all’interno di un genere, il reggae, dove occorre essere dei fuoriclasse per potersi confrontare con i giamaicani. L’accoppiata Bunna-Madasky è ancora lontana dallo zenith, ma già si fa ascoltare meglio liquidando una mezza dozzina di brani rispettabilissima sia sotto il punto di vista degli arrangiamenti che per quello del mixaggio, più ordinato - e quindi più pulito - rispetto all’esordio.

Ci vorranno poi 3 anni per realizzare “People pie”, sul quale è inevitabile dedicare una recensione a parte per la (grandissima!) musica contenuta al suo interno.

Tracklist

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