19/07/2011

È inutile, vorresti non buttarci l'occhio ma poi lo fai. E ti convinci che il modo giusto per iniziare a parlare di questo nuovo, bellissimo, disco dei Raein sia partire da quell'indelebile tatuaggio che si portano appresso da anni, esibito con la fierezza di chi solo ha i calli giusti sulle mani. Lo scrivono sul comunicato che lo accompagna, "Sulla linea d'orizzonte tra questa mia vita e quella di tutti" è, prima d'ogni cosa, un disco autoprodotto e in download gratuito, un tributo ad un pensare e ad un agire che in 10 anni non sono mai usciti fuori dai binari del "farselo da soli". Chiamalo pure DIY, comunque la sostanza in sé rimane indistinguibile. E coincide con la storia di una band che ben prima dell'avvento del web 2.0, delle piattaforme sonore, del social networking, quasi inconsapevolmente dipingeva, assieme ad un nugolo di altri sbandati, le coordinate di un mode de vie più che di un suono. Partendo dai primi marcissimi split in bassa fedeltà, concerti nei sottoscala e pizze fredde, arrivando a tour in giro tra Europa e Resto del Mondo.

Che quest'album rappresenti l'ennesima prova di attitudine & coerenza (che in casi come questo non sono mai termini abusati) è fuor di dubbio. Ma sopra stanno attaccate anche tutte quelle cose che, in un modo o nell'altro, aggiungono ulteriore forma a quella strana ed estrema idea di Resistenza di cui parlavamo sopra. Una Resistenza combattuta lungo gli anni in maniera atemporale, quasi ci si fosse adagiati ai margini del fiume, in punta di piedi, continuando a far rumore in uno spazio dove, oggi come 10 anni fa, cambiano le facce, ma l'aria da respirare è sempre quella, coi live energici in posti piccolissimi, l'ardore del pogo, il fruscio dei vinili a tiratura limitata, un'intimità disarmante capace di martoriarti l'anima a colpi di canzoni.

"Sulla linea d'orizzonte tra questa mia vita è quella di tutti" è in primo luogo questo, un album di dieci canzoni, una più bella dell'altra. Ogni pezzo che si incastona a perfezione nell'altro, dando alla luce un meraviglioso fiore di montagna che brilla di luce propria. C'è molta geometria nei brani, affondata sotto una massa di feedback ed elettricità. I pezzi iniziano in un modo, crescono, si adagiano su dei tappeti sonori cuciti con perizia millimetrica, e terminano dopo aver toccato una miriade di colori. C'è tutto il cuore post rock dei Neil on Impression (che insieme a due quinti dei La Quiete sono la spina dorsale della band) insomma, un'anima meno grezza e molto più melodica, e sfumature ed immagini che si sommano a quelle già partorite dai testi. Per i quali probabilmente ci sarebbe bisogno di aprire un capitolo a parte. Immaginifici, potenti, paesaggi che si schiudono e rimangono scolpiti nelle montagne. Lungo queste direzioni si muove una storia che attraversa stagioni, momenti di purezza, cerimonie dimenticate e partenze da colmare con spazi infiniti. Dentro finisci col leggerci qualcosa che va oltre lo screamo, i proclami più o meno epici, il fatale prevalere dell'azione. È un album capace di toccare corde scoperte e farle vibrare come pochi riescono a fare.

Tutto appare legato a un unico filo, e c'è una coscienza hardcore che urla e si sbatte in questi trentacinque minuti di musica. Resta da capire se la strada da battere sia destinata, anche negli anni a venire, a seguire le direttive di sempre, in bilico tra morsi al cuore e fascino genuino. Per ora c'è un disco che, a 10 anni di distanza dagli esordi, col carattere di sempre, è un altro piccolo capolavoro capace di grandi cose.

Commenti (5)

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  • The PotT 19/07/2011 ore 11:47 @thepott

    Idoli davvero. Gente che andrebbe premiata sempre.

  • satana satana 20/07/2011 ore 22:18 @youwinimstupid

    Chi sarebbe l'altro dei laquiete in formazione visto che scrivi che sono in due?

  • Marcello Farno 21/07/2011 ore 01:46 @isacconucleare

    chiedo venia per il refuso dott. pecorari
    ho confuso gli andrea

  • Retrolover 21/07/2011 ore 09:37 @retrolover

    Se non erro, dovrebbe suonarci anche uno dei Venezia..ricordate quella band strabella che aveva pubblicato un ep, circa 2 anni fa? Erano molto giovani, tra l'altro..

  • satana satana 21/07/2011 ore 15:57 @youwinimstupid

    Volevo ben dire eh! Sempre per la precisione.

    Retrolover parla invece di Beppe, che sì, suonava nei Venezia.

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