20/07/2011

In realtà, John McEntire dei Tortoise, nome che ha ancora un suo peso specifico nonostante la vecchia scena di Chicago sembri oggi lontana dai giri che contano, potrebbe confondere le idee: il suono di "Barabolero" è al 100% dei Diane And The Shell, al loro ritorno dopo il precedente "30.000 Feet Tarantella". La presenza di McEntire al missaggio, dunque, non ha spostato le aspirazioni vagamente math e post rock – un altro tipo di post – del gruppo siciliano. Che qui, semmai, risultano più contorte, intransigenti, ossessive rispetto al passato. Come dei Battles senza filastrocche sceme a corredo, i Diane mettono in scena uno show strumentale di chitarre pirotecniche noise con stile a volte funk ("Strauss"), fughe in avanti verso scenari da colonne sonore neorealiste ("Operazione San Gennaro") e fascinazioni dance che sembrano ammiccare a un clamoroso Haddaway ("Barabolero") per quel giochino di tastiere Bontempi prese in prestito dai migliori Festivalbar degli anni Novanta. Spaccano il giusto i Diane And The Shell, tirando fuori un album di dissonanza pura che di tanto in tanto si lascia andare a qualche imprevista e riuscita svolta melodica. Bene così.

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