09/11/2011

Metabolizzata la lezione di Zu e le oscure lamentazioni kyussiane, L.M.D.C sfornano un Lp scuro come la notte, e recante giusto qualche traccia di quelle anamorfiche deformazioni prospettiche declamate a gran voce.

E' d'allure classica l'apertura affidata ad "Habanera", di un classicismo storto e aperto al rumore, se ci si ritrova dalle parti di un revival metal prog e arrancanti su una ripida erta a la Q.O.T.S.A. Scrittura spersa tra apocalittici drammi di coppia e cantautorato vicino al Teatro degli Orrori, la seconda "Acheronte" (feat. Bologna Violenta), dal mood asfissiante e sinfonico, così come s'illumina d'hardcore la successiva "Apidistra", con richiami che ascendono a innervazioni tardo ottantesche (Negazione uber alles).

Esemplarmente sabbathiana (nonchè purpleiana) risulta "L'Essenza", in cui le pentatoniche tinte di 70 denunciano le passioni saldamente hard del combo.

Ben suonato, muscolare e a tratti credibile nel suo esibito esoterismo, il disco risulta però ridondante di pose e potenzialmente autoconclusivo per tramite della stessa mano che ha pazientemente armato, nel continuo fluire di materia parecchio in voga e senza che se ne dia una rilettura, almeno, saldamente personale.

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