13/09/2011

Sono passati due anni da "Calvino", il precedente album dei Vegetable G, quelli giusti per imprimere una svolta pesante a un sound dotato di molte potenzialità, spesso oscurate da quelle che appariva essere un limite espressivo: l'utilizzo dell'inglese. È arrivato l'italiano, e con sé una marea di nuove intuizioni, idee, folgorazioni. In primis, un importante cambiamento: quello di un immaginario artistico che muta profondamente dall'interno. Una maturazione palpabile e spesso evidente. Dalla nostalgia eighties ed infantile di "Calvino", alle infinite connessioni tra amore e spazio. In una ricerca continua di ciò che appare assoluto interminabile, eterno, indefinibile. Dal tesoro dei ricordi, al mistero dell'amore. Sentimenti paralleli, equilibri infiniti, scanditi dai fiati iperuranici di Enrico Gabrielli nella title-track, visionari come ne "Il cielo di Van Gogh", rigeneranti come ne "L'idea del Plancton". Ed è proprio nella ricerca di quel "qualcosa", fil rouge di tutti i brani, è contenuta una forma di ribellione innocente e meravigliosa: la poesia come fuga dallo squallore, dal vuoto pneumatico della nostra interiorità.

Liriche incastonate in cornici i cui riferimenti sono soliti, inevitabili quando si parla di indiepop italico: dalle venature electropop proprie dei Bluvertigo ("La voce di Pan"), ai frammenti impressionisti-naif dei Perturbazione ("La filastrocca dei nove pianeti"), digressioni fiabesche ("Le avventure dell'oblò"), fino all'adorato Battisti epoca Panella e astrattista. Onnipresente è l'amore, raccontato in un almanacco terrestre sempre sospeso nell'incrollabilità dell'infinito, è una dinamica eterna, in cui orbite e cellule sono la stessa cosa, mosse da un qualcosa di più forte, di alto, di meravigliosamente sconosciuto.

Pop come leggerezza dell'ascesa, un'anima che sale più in alto delle teste imparruccate di chi non vuole invecchiare, di chi usa il botox per non accettare la delicatezza semplice dell'essere, più in alto della disumanizzazione dell'apparenza, della paura verso la diversità. Propria, altrui. Come nell'intenso amore verso l'umanità, contenuta nella verità del non-umano di "Galaxy Express".

Un album misterioso e criptico, da far ascoltare a chi, obbligato a guardare sempre i propri piedi compressi al suolo, non volge mai lo sguardo verso un cielo stellato. Per chi è costretto a navigare, costretto da un'invenzione infernale chiamata orologio che scandisce istanti e momenti. Un elogio alla relatività che suona controcorrente, un disco luminoso. Un bel passo in avanti per i Vegetable G. Un tocco di splendente divagazione, della quale sentivamo tanto il bisogno. Musica leggera, per l'appunto.

Commenti (11)

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  • Grazie Mario 06/09/2011 ore 11:02 @graziemario

    a me mi piace

  • Giulio Pons 06/09/2011 ore 11:14 @pons

    un po' battiato, un po' bluvertigo, un po' vegetable G.

  • mauro indi 10/09/2011 ore 20:28 @dazedandconfused

    Ragazzi che guardate tutto dall'alto, col vostro monocolo dorato, prendete la lente d'ingrandimento e passatela sopra ogni singola traccia del disco e poi esprimete il giudizio!
    Riascoltate più volte prima di emmettere sentenza, alzate lo stereo a palla e percepite le sensazioni che vi giungono dalle onde sonore e non limitatevi a dire assomiglia a questo o a quello, perchè maestri come Battiato vibrano nell'aria da decenni ormai e la buona musica deve per forza respirare e traspirare quest'aria...specie se ci si spinge oltre la banalità di testi che non parlino di quando una presunta donna avrà il dovere di concederla a uomini in calore oppure testi anti-socilai, anti-politici che ci dividono, facendo perdere solo fiato e/o inchiostro, ma ci si dedichi a voler, per mezz'ora, far capire alle persone che sono fatte di ossa, carne e spirito e che tutti siamo un tutt'uno con l'Universo, e abbiamo solo il dovere di SOGNARE!

  • Giovanni Lamanna 13/09/2011 ore 14:23 @giovannilamanna

    Gran Commento!

    Personalmente lo ritengo davvero un gran cd: con la loro musica aprono all'ascoltatore le porte di un viaggio nell'amorfo, nell'infinito, nella leggerezza della serenità!

    Le avventure dell'oblò e La filastrocca dei nove pianeti, le mie preferite!

  • mauro indi 13/09/2011 ore 15:14 @dazedandconfused

    @giovannilamanna: :)

    @giovanni continanza: i brividi!!!

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