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RECENSIONE
07/02/2002

Il nome preso da una canzone dei dEUS, un (recente) passato fatto di cover di Afterhours, Marlene Kuntz, CCCP ed altri, i Motorpsycho e gli stessi dEUS citati come influenze primarie del nuovo suono della band. Premesse interessanti, non c’è che dire! Se davvero “Di questo e di altro” sintetizzasse al meglio tali sonorità, scommetterei di trovarmi di fronte ad un piccolo capolavoro. Cos’è che, invece, non fa gridare al miracolo? Semplice: i Sister Dew, per quanto in gamba, si accontentano di riproporre nei loro pezzi l’aspetto più “easy” delle band in questione, relegando (molto) in secondo piano quelle caratteristiche che le hanno rese le regine del rock ‘indie’ europeo e nostrano.

Il cd non fa una grinza, ma è proprio quello il problema (sempre che di problema si possa parlare)., Prendiamo ad esempio la title-track: gli echi dei già citati dEUS sono più che lampanti, ma indubbiamente legati all’episodio, a mio parere, meno significativo della band belga, quel “The ideal crash” che, pur essendo un grande disco pop, se ne sta buono buono a km di distanza dalla geniale irriverenza dei due predecessori. Tutto è al suo posto, la voce e le liriche molto Agnelli-style, gli intrecci ‘quadrati’ delle chitarre, e una sezione ritmica che si accontenta (già!) di fare il proprio dovere.

Un cd gradevolissimo, non c’è dubbio, con belle melodie che si imprimono volentieri nel cervello e suoni caldi e calibrati. Resta comunque la vaga impressione di un’occasione sprecata e la voglia di una grattatina!

Del resto, “This is pop!”… or not?

Tracklist

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