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album Hung up tu dry - The Sickle

recensione The Sickle Hung up tu dry

2011 - Punk rock

RECENSIONE
04/10/2011

Cosa racconteremo di "Hung up to dry"? Come recensire un album che concentra in 12 tracce il meglio (e il peggio) della scena punk rock californiana? Sicuramente dando atto al gruppo padovano di aver scritto e suonato (quasi "coverizzato") 40 minuti di musica ad alto concentrato energico. Chitarra, basso e batteria accompagnano fedeli un timbro vocale perfetto per ogni "punk occasione". Colonna sonora per party a base di birra alla spina e fugaci amplessi a bordo piscina. Disco che ben si abbina alle memorabili immagini di "American Pie", come un buon vino rosso ad una fiorentina. Perdonate l'accostamento semplice e non troppo colto, ma qui di colto c'è davvero ben poco.

Colpa del ridotto numero di influenze e contaminazioni da cui attinge questo trio, a cui sfugge il concetto di ascolti musicali diversificati. Attitudine perfetta: corredo di tatuaggi, t-shirt a stelle, Converse forate, borchie e ciuffi ribelli. Turbe adolescenziali e ormoni in tempesta. Ma dov'è lo spessore musicale? I The Sickle ci propongono impercettibili variazioni sulle arie dei primi Green Day - quelli "cazzoni" - e degli Offspring di "Americana". Poi si "fanno più attuali" e via con Sum 41 e Blink 182. Gli amanti/accaniti del genere troveranno anche lo spirito libero e scanzonato dei The Vandals e dei Guttermouth. Creatività ai minimi storici. Tranne quando inseriscono arpeggi dal "sapore vagamente british", ma poi finisce lì. Così come questo disco. Finisce lì. Sulla pila dei cd di band che non possono - o non vogliono - tuffarsi in un progetto creativo ed originale. Peccato.

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